Speciale videogiochi: Come videogiochiamo?

Speciale videogiochi: Come videogiochiamo?

 

A cura di Alessandro Manoni

Videogiochi

Tra la miriade di articoli dedicati ai videogiochi che si trova su internet, vogliamo per una volta scriverne uno un po’ diverso, che abbia come soggetto sempre il mondo dei videogiochi che in molti amiamo e seguiamo, ma che mostri come a volte esso possa essere frainteso. La parola chiave qui è proprio quel “frainteso”, che non si riferisce solamente alla massa che addita GTA V come la causa degli omicidi nel mondo, ma anche al singolo videogiocatore che spesso si “perde” in un universo che non è il suo.

 

Partiamo col dire che il videogioco è una passione, e come molte altre va rispettata. Non è né sinonimo di infantilità né di perdita di tempo, cosi come non lo sono un film o una partita di pallone. Spesso è capace di raccontare una storia, e, se sfruttato a dovere, lo fa con una forza che pochi altri mezzi di intrattenimento possono vantare.

Questo, se da una parte è decisamente il punto di forza del videogioco, dall’altra può essere visto come il suo difetto più grande, in quanto menti fragili o persone in particolari situazioni si ritrovano spesso risucchiati in esso. Prendo per ora l’esempio dei MMORPG, anche se, con differente intensità, il discorso può valere per qualsiasi tipo di videogioco. I famosi Massive Multiplayer Online Role Playing Games (sostanzialmente giochi di ruolo di massa) si prefiggono l’obiettivo di ricreare un universo in larga scala sfruttando un ambiente virtuale nel quale migliaia e migliaia di giocatori possono vivere la loro “vita” assieme a persone di tutto il mondo. Città vibranti circondate da foreste piene di elfi, interi regni costruiti tra alberi secolari e templi pieni di mostri da sgominare fanno gola a qualsiasi appassionato di Fantasy, e la qualità con cui il gioco è realizzato spesso è talmente elevata che agli occhi di molti il mondo virtuale risulta essere meglio di quello reale. Inutile dire che si tratta di uno sporco business, sfruttato da molte aziende per fare soldi proprio su persone che nella vita reale possono avere dei problemi.

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Questo NON è un party con gli amici, è un ammasso di pixel

Ora, questo non vuole dire che tutti i giocatori di World of Warcraft o di Aion siano asociali, per carità, non intendo assolutamente una cosa del genere. Conosco, tuttavia, e ho conosciuto, molte persone che sono rimaste chiuse in questi universi per mesi o anni, scordandosi quasi completamente del mondo esterno. C’è più gente di quella che pensate che impersona il proprio alter ego dalla mattina alla sera, tanto che spesso la sua vita diventa quella del personaggio, semplicemente perché quell’universo è più bello. Unite tutto questo al fatto che si può interagire in tempo reale con altri giocatori in quello stesso mondo e vi sentirete dire “io non mi isolo perché comunque gioco con gli altri”.

 

Capite bene, quindi, come se usato male un videogioco diventi effettivamente un’arma di distruzione di massa. Imperfetto e sfruttatore di natura, l’essere umano non esita a creare certi tipi di prodotto se essi garantiranno guadagno, indipendentemente dalle conseguenze. E’ quindi molto importante che in un mondo come quello che amiamo, quello dei videogiochi, fatto delle  avventure e dei racconti più disparati ed emozionanti, stiamo attenti a non dimenticarci mai che un rifugio da stati d’animo negativi o da malesseri è l’affetto degli amici e delle PERSONE, e non un personaggio virtuale, magari con un seno un po’ più grande della norma.

game girlL’ultima battuta non è a caso, perché anche le pulsioni sessuali sono usate per tenere un ragazzino, magari di 15-16 anni, attaccato allo schermo. Le tecniche di rendering 3D ormai sono talmente avanzate che riprodurre una bella ragazza virtuale è uno scherzo, e se poi nel gioco ti è data la possibilità di sposarla, beh, “stai a cavallo”.

Il discorso non è banale come può sembrare, perché ci sono sul serio casi in cui, ritrovando la vita perfetta dietro lo schermo, molti ragazzi giovani(di entrambi i sessi) hanno l’illusione di non necessitare di nient’altro. Per quei sette che leggeranno questo articolo, se capite che ad un certo punto il videogioco vi sta fagocitando, fermatevi a pensare se è il caso di smettere e di chiedere il numero alla vostra vicina di banco. Se siete troppo impegnati ad uccidere draghi, è ovvio che qualcun altro glielo chiederà prima di voi.

 

L’articolo non vuole dare lezioni di vita a nessuno, né propinare verità da seguire, perché ciascuno di noi nella vita fa quello che vuole. E’ solo un consiglio che deriva dall’esperienza, e come tale può essere preso per riflettere oppure completamente ignorato.

 

Come detto in precedenza, non tutti cadono nella “trappola” e, se dosato e alternato con altre passioni, un MMORPG può anche essere una piacevole compagnia insieme ad amici.

L’importante è che non si ecceda, altrimenti si rischia veramente di perdersi tante cose. Una passione come quella dei videogiochi spesso porta via molte ore, e sicuramente come altre ti lascia dentro qualcosa, un po’ come la sensazione che si ha alla fine di un libro che ci è piaciuto. Per chi sa scegliere bene a cosa giocare, esiste una quantità praticamente infinita di avventure da condividere con amici o da tenere come insegnamento, o morale. Certo poi purtroppo in Italia il videogioco più venduto è FIFA, e spesso le sensazioni che lascia quel gioco sono tutt’altro che serene, ma questo è un altro paio di maniche.

Quindi giocate, entrate a far parte di storie eccezionali e fate quello che più vi appassiona, fosse anche giocare a football con i mostri o distruggere schiere di angeli nei panni del figlio del diavolo (che, viva l’Italia, si chiama Dante e ha un fratello che si chiama Vergil).

 

Non permettete però che la passione vi inghiotta e diventi ossessione( e di conseguenza, noia), altrimenti si perde tutto, sia l’esperienza del mondo esterno sia il senso stesso del gioco, cioè divertire.

E non ne vale la pena, per nessuna delle due cose.

 

Un appassionato di videogames

 

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Alessandro Manoni

Messo davanti ad un' amiga 500 all'età di 6 anni e innamoratosi della sua prima Playstation, ha sviluppato una grande passione per i videogiochi, specialmente JRPG. Aspirante ingegnere e chitarrista in una Rock-Band, aspetta con ansia l'uscita del nuovo Final Fantasy dedicato a Lightning.