Silence – Recensione e Analisi

Martin Scorsese ha appena rilasciato nelle sale Silence, un film che ha alle sue spalle ben 28 anni di tribolazioni. L’abbiamo visto ed è doveroso recensirlo.

La pellicola racconta la storia di due Padri gesuiti del XVII secolo, mandati in Giappone al fine di ritrovare il loro maestro spirituale, Padre Ferreira (alias Liam Neeson), che pare abbia abiurato ed abbia accettato i modi di vita giapponesi, con moglie e figli. Sono Padre Sebastiao Rodrigues, interpretato da Andrew Garfield, e Padre Francisco Garupe, interpretato da Adam Driver, a proporsi volontari per questo pericoloso viaggio: infatti il Giappone è un Paese in cui il cristianesimo e i Kirishitan sono perseguitati molto duramente dallo shogunato. In questo clima di tensione si avventurano i due giovani Padri: sono ben consci delle torture terribili che potrebbero subire se fossero catturati, ma il loro desiderio di ritrovare Padre Ferreira e di cancellare le calunnie sul suo conto li rendono decisi, seppur spaventati.

Lo spettacolo che si pone davanti ai loro occhi è più tremendo di quanto immaginino: le persecuzioni dilagano, sanno essere mostruosamente atroci nel caso in cui un Kirishitan si rifiuti di calpestare le immagini sacre e di rinnegare la propria fede. Oltre a questo, coloro che offriranno informazioni sui Kirishitan o su preti nascosti a Inoue-sama ovvero l’Inquisitore, saranno pagati profumatamente in pezzi d’argento. La paura vive nei cuori dei giapponesi convertiti al cristianesimo eppure non mancano di accogliere con infinito amore i due Padri, la commozione li riempie e sono lieti che qualcuno possa finalmente confessarli e recitare la messa, in maniera molto simile ai primi cristiani, che si riunivano nelle catacombe per paura di essere imprigionati e uccisi.

Silence dimostra essere un film molto inteso, profondamente spirituale e commovente, in cui l’aspetto centrale è l’analisi sulla fede e il modo tormentato in cui la vive Padre Rodrigues. E’ un film di introspezione e di dubbio, pone tante domande e si propone di dare delle risposte, che però, è bene sottolineare, non vogliono essere la Verità rivelata, ma uno spunto di riflessione su cui lo spettatore dovrà lavorare per arrivare alla propria conclusione. Perchè il dramma spirituale che vive Padre Rodrigues apre molto questioni: il martirio è ciò che davvero desiderava Cristo quando è stato messo in croce? La sofferenza e la tortura devono essere sopportate pur di non calpestare le immagini sacre o di sputare sul Crocifisso? Dio si trova davvero in queste rappresentazioni fisiche o sono solo il modo in cui rendiamo il divino palpabile?  E se così fosse, l’abiura è accettabile? Perchè non staremmo rinnegando Cristo, ma la sua rappresentazione. O è da considerare un atto di peccato?

Padre Rodrigues rappresenta tutto questo, grazie alla toccante interpretazione di Andrew Garfield, che sembra aver fatto un mostruoso passo avanti rispetto alla precedenti pellicole. Andrew Garfield infatti si pone come un giovane Padre profondamente devoto a Cristo eppure al tempo stesso tormentato dal silenzio di Dio che non risponde alle sue preghiere. Padre Rodrigues si dimostra toccato nell’animo dalle pene che i Kirishitan sono costretti a subire e si sente partecipe alle loro sofferenze, come se egli stesso fosse Cristo. E’ un personaggio problematico, perchè molto umano e questa sua peculiarità, questa sua vicinanza emotiva al supplizio dei convertiti, lo porta a rassicurazioni che un più rigido gesuita, come Padre Garupe, non darebbe.
Questo è il caso in cui  Inoue-sama si presenta presso il villaggio di Tomogi, dove si nascondono i due Padri, e sceglie quattro persone che calpestino l’immagine della Madonna: sono tutti credenti e sono divisi tra la salvezza che darebbe loro abiurare e la fede che sentono. Padre Rodrigues dirà loro di calpestare l’immagine, che non è peccato, nonostante Padre Garupe sia assolutamente contrario a questo. Tuttavia solo uno di questi Kirishitan sopravviverà, in quanto disposto a sputare sul Crocifisso, mentre gli altri saranno legati ad una croce sulla costa, dove saranno colpiti dalle onde e moriranno affogati. Una tortura lunga, che non conduce subito alla morte e quando questa sopraggiunge l’Inquisitore fa bruciare i corpi e disperdere i resti in mare, così che non abbiano la possibilità di seppellirli, come richiede il rito cristiano.

Quindi, nonostante Padre Rodrigues li avesse rassicurati sul fatto che non sarebbe stato peccato abiurare sotto costrizione, i Kirishitan non sono stati capaci di accettarlo e hanno preferito la morte, che li avrebbe portati ad essere accolti nel Paraiso. Il tema dell’abiura e della fede è centrale nel film ed è motivo dello struggimento e del dolore di Padre Rodrigues: essendo l’ultimo prete cristiano in terra nipponica, l’Inquisitore vuole fargli rinnegare Cristo senza ricorrere alla tortura, piuttosto decide di piegarlo spiritualmente e psicologicamente.
Non soltanto Padre Rodrigues continuerà ad essere testimone di uccisioni, ma incontrerà finalmente il fu Padre Ferreira, il quale ha commesso apostasia e ora si chiama Sawano Chūan. Sawano Chūan gli rivela che è stato portato ad abiurare sotto tortura e che ora vive come un giapponese, studia presso un tempio buddhista e sta scrivendo un libro in cui sconfessa il cristianesimo e ne sottolinea le contraddizioni.

L’incontro tra Liam Neeson e Andrew Garfield ha importanti risvolti filosofici oltre che momento di straordinaria tensione emotiva, perchè Padre Ferreira sottolinea al suo passato allievo che nonostante la venuta dei missionari sia stata fatta con la volontà di portare la Parola di Dio a tutti gli uomini, e nonostante questa sia stata da alcuni accettata e reca loro conforto, è anche fonte di terribili e atroci sofferenze, che sono state causate dall‘imposizione di una credenza altra su un popolo che già ne possedeva una, ribadendo la superiorità che il cristianesimo ha creduto di avere. E non è soltanto questo, ma anche il fatto che, per molti Kirishitan, il messaggio cristiano non sia chiaro, piuttosto si confonde a quelle credenze con cui i giapponesi sono cresciuti. Padre Ferreira sostiene che il cristianesimo e il buddhismo non siano religioni così diverse, perchè entrambe spingono al bene, all’armonia, ma la Chiesa e i suoi missionari hanno la presunzione di essere gli unici a possedere la Verità e questo ha condotto alla persecuzione di molti, perchè questa nuova fede è stata ritenuta un’intrusa, con potenzialità destabilizzanti per il Paese.

Il dolore di Padre Rodrigues risiede nel suo animo come nella sua mente: cerca conforto in Dio, gli parla, gli domanda se questa sofferenza sia giusta, se la resistenza  sia la strada che ha tracciato per lui, però Dio è silente, assente, muto alle suppliche del prete. E la tensione raggiunge il suo climax quando Padre Rodrigues è condotto davanti a Kirishitan torturati, grida loro che abiurino, che rinneghino Dio, ma l’hanno già fatto e quel supplizio è solo per lui, perchè ancora non ha rifiutato il suo Dio e se non lo farà altri Kirishitan continueranno a soffrire.

Lo strazio sul volto di Andrew Garfiel, nell’istante più drammatico del film, è sanguinosamente reale, mettere il piede sull’immagine di Cristo in croce è mostruosamente doloroso e quando lo fa, per i tutti i Kirishitan giapponesi, si butta sull’immagine e piange, un uomo spezzato e rotto.

Il film nelle sue ultime scene è colmo di tristezza, sottolineata dagli occhi vacui e quasi spenti di Padre Rodrigues ormai chiamato Okada San’emon, che passerà tutta la sua vita come un giapponese, lavorando insieme a Padre Ferreira nel controllo meticoloso e attento di qualsiasi oggetto importato dall’Olanda, Paese con cui il Giappone aveva deciso di instaurare rapporti commerciali, per prevenire importazione illegali di immagini e riferimenti cristiani.

Tuttavia c’è ancora una flebile luce di speranza in questo silenzio di Padre Rodrigues ed è data dal personaggio di Kichijiro: l’uomo aveva condotto lui e Padre Garupe in Giappone, aveva abiurato più volte per salvarsi la vita e lo aveva venduto per 300 pezzi d’argento all’Inquisitore. Questa sorta di Giuda torna ciclicamente da Padre Rodrigues e chiede perdono, chiede che sia confessato e Padre Rodrigues lo accontenta perchè non vede malignità o cattiveria nel cuore di Kichijiro, ma solo un’infinita debolezza. Sarà Kichijiro stesso a dire come in qualsiasi altro tempo sarebbe stato un buon Kirishitan, che sarebbe potuto vivere e morire senza tanta sofferenza. Anche dopo che Padre Rodrigues ha abiurato, Kichijiro gli rimane affianco e gli chiede di confessarlo e qui si apre il film e l’arcano del titolo è finalmente svelato del tutto: Dio sarà silenzioso, ma parla per mezzo degli altri perchè è negli altri. Quel silenzio che era così doloroso per Padre Rodrigues è finalmente riempito.

E da questa rivelazione l’apertura e la chiusura del film acquisiscono valore e significato: Silence si apre con alcuni minuti in cui lo schermo è nero e il suono della foresta riempie la sala e si conclude alla stessa maniera. Ma questa scelta stilistica che all’inizio pareva insensata alla fine colma il cuore di commozione.

In conclusione dobbiamo solo assorbire il profondo lavoro e sentimento che Martin Scorsese ha investito in questo film, riconoscendo ad Andrew Garfield la capacità di sorprenderci e di renderci partecipi dei suoi dubbi come la bravura già affermata di Liam Neeson, che con la sua presenza e le sue parole porta nuovi temi alla nostra riflessione.

E’ una pellicola dallo straordinario valore emotivo, spirituale e anche fisico, se siete così sensibili e partecipi da commuovervi; non sarà amata da tutti, ma non ci sono davvero altre parole per descrivere la portata di questo film.

Voto 9.5.

Chiara Toneguzzo

Studia Storia a Ca' Foscari, Venezia. Tra una guerra dei Cent'anni e un'epidemia di peste, si nasconde a guardare film, leggere fumetti e giocare da tavolo. Essenzialmente venera troppi fandom, ma chi sano di mente non lo farebbe?