Il Rinascimento del GDR Occidentale

Simbolicamente il 2007 è una data molto controversa: la Bioware viene acquistata dalla EA, l’ultimo baluardo dell’era d’oro dei cRPG, nata con la Black Isle sotto l’egida dell’Interplay, viene inglobata in una società multinazionale dedita principalmente al profitto.
Fateci caso, che RPG degni di nota ricordate dopo questa data? Ovviamente che non siano della casa canadese sponsorizzata dai dollari della Electronic Arts?
Difficile vero?

Facciamo un passo indietro: corre l’anno 2006, Obsidian ottiene i diritti di D&D e sviluppa Neverwinter Nights 2, che per quasi un decennio segnerà l’ultimo prodotto di un genere amatissimo dal pubblico giocante, ma cosa è successo di preciso? Perché tutto d’un tratto l’industria non ha più supportato i GDR?

I motivi sono diversi. Tra i principali si possono elencare: la sopraccitata acquisizione della Bioware da parte di EA, i problemi finanziari della Obsidian incapace di trovare un publisher, la chiusura di Troika (autori di Vampire Bloodlines) e un periodo della storia videoludica in cui fiorivano titoli che prediligevano l’impatto cinematografico alla costruzione narrativa. Tutti fattori che hanno portato il genere dei giochi di ruolo ad essere accantonato.

Tuttavia, l’avvento del crowfunding ha portato alcuni tra i più noti nomi del settore a proporre i propri progetti direttamente al pubblico. Personalità del calibro di Brian Fargo, Chris Avellone o Jordan Weisman hanno così ristabilito un contatto diretto con l’utenza permettendo quello che nel 2014 sarà definito il Rinascimento del GDR.

Ma quali sono i titoli che più hanno fatto breccia nel cuore di milioni di appassionati? Ne abbiamo scelti alcuni per voi.

Divinity: Original Sin

Il brand di Divinity è sempre stato un titolo di fascia media, senza infamia né eccessive lodi, vittima prediletta del mutamento nel marketing dei videogiochi che ha spazzato via le produzioni intermedie, ma i belgi della Larian Studios non si sono persi d’animo e hanno realizzato un crowdfunding capace di racimolare più di un milione di dollari con cui hanno dato vita al nuovo capitolo della saga: Original Sin.

GDR di stampo classico, il nuovo Divinity rivela subito ai suoi fruitori il salto di qualità fatto in avanti dagli sviluppatori; a partire da una trama ben curata, zeppa di dialoghi e di un sistema di combattimento studiato nei minimi dettagli, capace di prendere in considerazione una moltitudine di fattori che ne aguzzano la tattica: se una palla di fuoco incendia il terreno e provoca danni a chi vi cammina sopra, una pioggia magica sopra di esso renderà la zona fumosa, togliendo la linea di visuale per gli attacchi a distanza; oppure ancora se una magia di elemento elettrico entrerà in contatto con una pozza d’acqua fulminerà i presenti lasciandoli storditi.

Assolutamente particolare anche la possibilità di giocare l’intero gioco in cooperativa, prendendo il controllo dei due protagonisti della trama e lasciando l’assoluta libertà di esplorare la mappa di gioco senza vincoli; ed il sistema di crafting che permette di creare una moltitudine sconfinata di oggetti per i vostri eroi, che sia cibo, armi o stivali per non scivolare sui terreni sdrucciolevoli.

Mescolate il tutto e otterrete un titolo che ha davvero sancito una nuova epoca per il GDR

Wasteland 2

A pochi mesi di distanza e con la stessa formula di finanziamento, Brian Fargo e la sua InXile Entertainment lanciarono sul mercato Wasteland 2, successore del titolo uscito nel lontano 1988. Forte di un capitale raccolto di circa 3 milioni di dollari il titolo esprime senza fronzoli la sua appartenenza al cRPG vecchia scuola, con la trama che ci porta in un mondo devastato dalla guerra nucleare (Fallout vi dice niente? Be’, sappiate che costui è il suo predecessore) dove un gruppo di ex militari cerca di portare ordine e giustizia nelle lande desolate dell’Arizona.

Peculiarità del titolo è la composizione del party, che non ruota attorno ad un singolo personaggio, o a background pregressi, ma che si costituisce invece nella selezione dei suoi membri, modellandoli in modo totalmente libero a seconda del ruolo che immaginiamo ricoprirà durante l’avventura.

Wasteland 2 non è un titolo facile, la componente tattica dei combattimenti riveste un ruolo primario nell’economia del gioco, anche perché veder morire un alleato significa perderlo definitivamente, così come lo saranno le scelte che ci troveremo a dover compiere in qualità di custodi della legge: scelte che non sempre riusciranno ad accontentare tutte le parti in causa e che spesso dipenderanno da come abbiamo risolto le situazioni antecedenti al “climax” della quest.

Se volete investire 60 ore nelle polverose e radioattive terre dell’Ovest, non ve lo fate scappare.

Shadowrun Returns

Il titolo più vecchio di questa lista è tratto da un gioco di ruolo cartaceo, Shadowrun per l’appunto, una mistura di fantasy e cyberpunk ambientata in un universo distopico e dominato dalle corporazioni. Il suo creatore Jordan Weisman ha riacquisito i diritti nel 2007 ma per problemi contrattuali nessun altro publisher poteva fornirgli i fondi di sviluppo, fu una vera fortuna quindi che Kickstarter ovviò a questo problema, permettendo al titolo di uscire nel 2013 dopo una raccolta fondi di poco meno di 2 milioni di dollari.

Come il titolo suggerisce interpreteremo uno shadowrunner: soggetti dalla reputazione chiaroscura che rubano informazioni o assolvono contratti ad alto rischio per conto di terzi. Nella campagna che Herebrained Schemes ha implementato saremo a Seattle, quando una vecchia conoscenza ci contatterà con urgenza per chiederci un aiuto non meglio definito, trascinandoci in un mondo fatto di cospirazioni, indagini e corruzione.

Come da copione creeremo il nostro alter ego digitale scegliendo tra le classi e razze disponibili, che delineeranno le capacità del nostro personaggio durante il combattimento, e anche in questo titolo la tattica ha il suo peso, consentendoci di spostare i nostri personaggi in una griglia dove sfruttare coperture o massimizzare i danni delle nostre magie.

Visto il brillante successo della prima installazione, Shadowrun ha avuto altri due capitoli antologici ambientati a Berlino (Dragonfall) e a Hong Kong, certificando la qualità del prodotto.

Pillars of Eternity

All’inizio dell’articolo si parlava della Bioware, madrina indiscussa del panorama ruolistico occidentale, e la sua vetta più alta è stata indubbiamente Baldur’s Gate. Sempre per quello che si accennava sopra tuttavia nessuno voleva accollarsi la spesa di un titolo così graficamente e meccanicamente datato e la casa che deteneva i diritti di D&D (Obsidian) era sull’orlo della bancarotta.

Di nuovo Kickstarter non solo salvò lo studio, ma consegnò ai suoi fan il successore più prossimo proprio all’osannato Baldur’s Gate.

Snellito dalle meccaniche di D&D ma traendone un’evidente ispirazione, Pillars of Eternity parla di un mondo fantasy dove interpreteremo un Osservatore, personaggio dotato dello straordinario talento di rivivere ricordi o momenti di coloro con cui entreremo in contatto; talento che ci catapulterà nel mondo Eora con la responsabilità di salvarlo da un imminente e catastrofico pericolo.

Creato il nostro personaggio con la canonica accoppiata razza/classe e spesi i primi punti per le abilità, ci avventureremo nella porzione del mondo dove si svolge l’avventura; e da subito si nota la perizia e l’esperienza degli sviluppatori nel modellare un mondo totalmente nuovo, riempiendolo con nozioni e storia da far invidia proprio al progenitore cartaceo. Non stupisce che anche la profondità della trama, i background dei compagni di viaggio e i dialoghi siano sceneggiati con estrema cura, accompagnando la crescita del giocatore nei suoi combattimenti tra dungeon oscuri e vallate infestate.

Non bastasse, Obsidian ha anche inserito una sorta di narrazione scritta durante determinati eventi, permettendo di eseguire delle scelte come in un librogame digitale, conferendo ancor più aderenza a quella narrativa che fa da padrona al gioco.
Senza dubbio un capolavoro.

The Banner Saga

Forse il più peculiare dei titoli di questa lista, nominalmente facente parte della categoria Gdr tattici, The Banner Saga è un progetto dello studio indie Stoic, formato da un trio di ex dipendenti della Bioware (…che sorpresa, eh?) finanziato con successo attraverso Kickstarter nel 2012 e rilasciato a inizio 2014.

Di ambientazione vichinga, la trama di The Banner Saga ci permette di prendere il controllo non di un singolo personaggio, ma di una carovana di nomadi attraverso un mondo sconvolto dalla guerra contro i Dredge, una sorta di costrutti capitanati dal malvagio Bellower.

Alternando fasi di viaggio zeppi di dialoghi, ed eventi con cui interagiremo con lo scopo di garantire le maggiori probabilità di sopravvivenza al gruppo: scegliendo magari se accamparsi un giorno in più per fare scorta di cibo o se invece ripartire per una zona più sicura con il rischio di trovarsi senza viveri; a combattimenti su griglia contro le insidie che verranno affrontate, accumulando esperienza da investire sugli eroi a nostra disposizione per migliorarli durante il viaggio.


Viaggio che assume contorni quasi pittoreschi, sapientemente illustrati dagli artisti dello studio con un eccellente lavoro a mano, che non tralascia nessun dettaglio sullo schermo, creando un connubio riuscitissimo di narrazione e combattimento che vi consigliamo di assaporare quanto prima.

Non stupisce nemmeno qui che il titolo abbia avuto un seguito, il progetto infatti prevede che la trama si sviluppi in una trilogia del quale aspettiamo, con ansia, il capitolo mancante.

E il futuro?

Cinque titoli, a parere nostro più emblematici, non sono certo gli unici che sono usciti in questo fiorente periodo, come Age of Decadence, o la nuova espansione di Baldur’s Gate chiamata Siege of Dragonspear, ed il futuro sembra radioso con sequel in uscita (Divinity: Original Sin 2 o Wasteland 3) o progetti ambiziosi; quali Torment: Tides of Numenera che vuol raccogliere l’eredita, esplicita dal titolo, di Planescape Torment, o Kingdom Come: Deliverance, temerario progetto di ricreare un prodotto GDR d’azione open world di tipo storico non fantasy.

Nella speranza che questo nuovo impulso continui a dare alla luce nuove idee, non si può non notare che la stragrande maggioranza di questi prodotti trovi sostentamento, quanto meno parziale, nel crowfunding, evento che notifica la scarsa propensione dei publisher più affermati di puntare su questi titoli, eppure molti dei sopracitati hanno ottime valutazioni sia da parte dell’utenza che della critica, dando un occhio su Metacritic notiamo che i punteggi sono:

Pillars of Eternity : 89

Wasteland 2 : 81

Divinity Original Sin : 94

Shadowrun Returns : 76

The Banner Saga : 82

Voti che dimostrano un apprezzamento chiaro e che invece non sempre premiano produzioni molto più blasonate, soprattutto nel 2016 che sta consegnando dati poco confortanti per alcune titoli tripla A.

Vedremo se il cambiamento del mondo videoludico per come lo conosciamo riprenderà in considerazione l’idea di questo genere che ci ha fatto conoscere grandi gioie e prosciugato centinaia di ore, mentre ammiravamo mondi sconfinati e vivevamo storie meravigliose.

LordStriker

Uomo di mondo nato alla fine degli anni 80, annovera tra i suoi interessi viaggiare, storia rinascimentale, cinema e boardgame, ma la vera passione è quella per i videogiochi. Iniziata sulle polverose tastiere di un Amiga A500 prosegue indisturbata da allora, bruciando neuroni in quantità industriale e regalando miriadi sogni ad occhi aperti