Recensione anime “Seven Deadly Sins”

La nostra recensione sull’anime “Seven Deadly Sins”

L’anime “Seven Deadly Sins” è l’adattamento dell’omonimo manga scritto e disegnato da Nakaba Suzuki, che ha iniziato la serializzazione sul Weekly Shōnen Magazine di Kōdansha il 10 ottobre 2012. La storia, ambientata nell’Europa medievale, segue le vicende di un gruppo di cavalieri della regione della Britinnia rappresentanti, per l’appunto, i sette peccati capitali. Quest’ultimi, dopo essere stati accusati di aver ordito una cospirazione allo scopo di rovesciare il regno di Lionesse, furono sconfitti e dispersi dai Cavalieri Sacri: un ordine di guerrieri nati con l’intento di proteggere il regno dai pericoli. Col passare del tempo, iniziò a girare voce che in realtà questi guerrieri leggendari fossero ancora in vita. Dieci anni dopo, i Cavalieri Sacri organizzarono un colpo di Stato e catturarono il re, diventando così dei nuovi governanti tirannici del paese. Elizabeth, figlia del vecchio re e terza principessa del regno, non ha quindi altra scelta se non fuggire dal castello reale e mettersi alla ricerca dei Seven Deadly Sins, con la speranza che siano davvero ancora vivi e che siano disposti ad aiutarla.

i sette peccati capitali

Devo dire che il mio giudizio riguardo quest’anime è nell’insieme positivo. Per quanto concerne i personaggi, ho apprezzato la loro caratterizzazione psicologica e le vicende a loro connesse. Inizierò col parlare di Ban che interpreta il peccato dell’avarizia col simbolo della volpe.

ban

La sua immortalità è legata ad un fatto doloroso che lo spettatore scoprirà nel corso delle puntate attraverso dei flashback. Egli infatti, conosciuto come Ban il bandito, giunge al maestoso albero dove è celata la fonte dell’eterna giovinezza con l’intenzione di rubarla. Verrà fermato da Elaine, appartenente al Clan delle fate e guardiana della fonte da 700 anni. Dopo la diffidenza iniziale, il rapporto tra i due cambia fino a quando entrambi iniziano a provare dei sentimenti l’uno per l’altra. La pace è però spezzata da un evento funesto: l’arrivo di un mostro appartenente al Clan dei Demoni che distrugge la foresta e l’albero maestro ferendo gravemente Ban ed Elaine. Quest’ultima, in punto di morte, fa bere il calice con l’acqua dell’immortalità all’amato sacrificando la sua vita. A questo tragico evento è legata la storia di un altro membro del gruppo, King, che rappresenta il peccato dell’accidia con il simbolo dell’orso.

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Egli è il re delle fate, nonché fratello di Elaine. Inizialmente si dimostra ostile nei riguardi di Ban poiché convinto che sia l’assassino della sorella. Dopo aver compreso la verità, decide di seguire il capitano Meliodas. Anche in questo caso il passato di King si scopre attraverso dei flashback nei quali vediamo che partì dal regno delle fate per salvare il suo migliore amico preso in ostaggio dagli umani. Una volta giunto sul luogo, però, venne attaccato da un Cavaliere Sacro perdendo la memoria. A salvarlo fu Diane, una dei pochi superstiti del Clan dei giganti e membro dei sette peccati capitali con il simbolo del serpente, rappresentante l’invidia.

diane

Colmando le reciproche solitudini, i due trascorrono insieme dei secoli, divenendo inseparabili. Con il tempo, però, i ricordi iniziano a riemergere e King parte per tornare nel suo regno dove però ad attenderlo trova solo morte e distruzione. Il dolore più grande che vede protagonista questo personaggio è lo scontro finale con il suo migliore amico che, colmo di odio nei confronti degli umani per aver ucciso e privato i suoi fratelli delle ali, si troverà ad affrontare King in uno scontro mortale.

Il quarto membro dei Peccati capitali è Gowther, col simbolo dell’ariete legato alla lussuria.

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Le vicende che vedono protagonista questo ambiguo personaggio sono le più toccanti e riguardano il legame che egli stringe con un mostro surrogato nato dagli esperimenti per potenziare i Cavalieri Sacri utilizzando il sangue di demone. Gowther, per proteggere e contenere il potere devastante di quell’essere, gli dona la sua armatura prendendosi cura di lui fino alla morte.

Il quinto membro è la potente maga Merlin, che rappresenta il peccato della gola con il simbolo del cinghiale. Purtroppo si vede solo negli ultimi episodi, lasciando molti punti interrogativi sul suo passato.

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Il sesto membro e capitano del gruppo è Meliodas, con il simbolo del drago legato al peccato dell’ira.

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Egli è proprietario della taverna Boar Hat, ( nella quale ritrovo dei chiari riferimenti al “Castello errante di Howl”) che usa per guadagnare dei soldi e raccogliere informazioni sugli altri membri del gruppo. Secondo me questo personaggio è il meno riuscito della serie. La sua psicologia è piatta, banale, ripetitiva, con continui riferimenti sessuali davvero squallidi, soprattutto se si pensa che egli, a differenza degli altri membri, è solo un ragazzino. Purtroppo non posso non scontrarmi con la moda giapponese di scegliere come protagonisti dei bambini, affibbiando loro pulsioni e sentimenti da adulti.

Il settimo membro dei Seven Deadly Sins non ha trovato posto in questa prima serie di 24 episodi, ma sicuramente sarà presentato nella seconda, annunciata per il 2016.

Un altro personaggio importante è Hawk, un maialino rosa parlante che fa da spazzino nella taverna Boar Hat, divorando ogni avanzo di cibo lasciato dalla clientela. Egli conquisterà lo spettatore per la sua simpatia e sarà protagonista di numerosi gesti eroici.

hawk

L’anello di congiunzione e motore della storia è Elizabeth, terza e ultima figlia del re di Leonesse, la quale fugge dal castello dopo il colpo di stato effettuato dai Cavalieri Sacri per cercare l’aiuto dei leggendari guerrieri.

elizabeth

Il mio giudizio non può che essere uguale a quello espresso per Meliodas. Si tratta di un personaggio abbastanza stereotipato nel quale i giapponesi rispecchiano il loro ideale di donna remissiva e ingenua. Solo alla fine si renderà protagonista di un evento che cambierà le sorti dello scontro, assumendo così un ruolo attivo nella scena.

Ciò che ho apprezzato di più in questo anime è la mancanza di personaggi esclusivamente cattivi. Ognuno, infatti, ha la sua storia e il suo cammino di redenzione. Questo rende tutto più vero e autentico, restituendo la duplice natura umana scossa da emozioni e tormenti. Inoltre è un anime dinamico con diversi colpi di scena ben architettati che lasceranno lo spettatore del tutto ignaro fino alla fine della verità che si cela dietro all’apparenza. Unica pecca è il finale, assolutamente buonista, ormai giustamente superato in molte storie occidentali eppure ancora fortemente radicato in quelle del sol levante.

Infine le musiche di Hiroyuki Sawano si sposano alla perfezione con le scene narrate, creando la giusta atmosfera e suscitando emozioni.

Concluderei quindi consigliando la visione di questo anime poiché ritengo che nell’insieme sia un prodotto valido e interessante.

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VOTO: 7,5

Giulia Aversente

Appassionata di arte, amante di fumetti, affamata di libri e divoratrice di film...