Recensione anime: Rainbow – Nisha Rokubou no Shichinin

Cos’è “Rainbow – Nisha Rokubou no Shichinin”?

Rainbow – Nisha Rokubou no Shichinin è un manga di George Abe illustrato da Masasumi Kazikaki. In questa recensione parleremo, però, dell’omonimo anime, della durata di 26 episodi, prodotto dalla Madhouse e dalla VAP e diretto da Hiroshi Koujina.

Devo dire che all’inizio non mi sentivo per nulla attratto da quest’anime. Dopo aver letto la trama ho pensato che avesse delle premesse piuttosto originali, però c’era qualcosa che mi frenava. Non saprei, forse era l’ambientazione, forse i temi trattati, o forse in quel momento ero interessato ad un altro genere. Poco dopo, comunque, mi ricredetti e decisi di dargli una possibilità. Che dire? L’ho divorato.4

Utilizzare il termine “opera” come sinonimo di “anime” o “cartone animato”, è qualcosa che solitamente faccio senza pensare al valore che questa parola racchiude. Quando la affianco a Rainbow – Nisha Rokubou no Shichinin, invece, lo faccio con consapevolezza. Secondo il mio punto di vista, si tratta di un’opera nel vero senso della parola. Ma procediamo con ordine. È un anime forte che può regalare emozioni a tutti i tipi di spettatori, dagli amanti dei combattimenti e dell’azione, ai fanatici di storie piene d’intrighi e colpi di scena, anche se questo titolo non fa del suo punto di forza né l’uno, né l’altro elemento.

Trama generale

I protagonisti sono sei ragazzi detenuti nel riformatorio di Shōnan, vicino Tokyo. “Criminali”, direte voi. E invece no, perché come lo stesso anime c’insegnerà nel corso della storia, dietro ad atti violenti o contro la legge non sempre si nascondono persone cattive, bensì vite che hanno portato per forza di cose a quelle azioni.

Con il tempo conosceremo la storia e il carattere dei sei protagonisti, fino a sentirci parte del loro gruppo. Incontreremo Noboru, basso di statura ma con grandi ambizioni; Mansaku, il classico “gigante buono” che odia la violenza; Mario, appassionato di pugilato e, in un certo senso, protagonista tra i protagonisti; Ryuuji, molto intelligente ma fragile; Tadayoshi, rigido e disciplinato; Jou, debole per natura con la passione per la musica.

1Partendo dall’esperienza di questo ambiente malvagio, dove non esistono le parole “compassione” e “diritto”,  i protagonisti dovranno riscoprire il valore dell’amicizia, cercando di sopravvivere alle torture della guardia Ishihara, ossessionato da Sakuragi, detenuto che entrerà presto a far parte del gruppo di protagonisti come mentore, guadagnandosi l’appellativo di Anchan (“Fratellone”). I sei ragazzi, dovranno quindi fare i conti con la dura realtà del carcere e provare sulla loro pelle la crudeltà del personale del riformatorio, affinché, una volta scontata la pena, possano riacquistare la loro libertà e costruirsi un futuro realizzando i propri sogni, nonostante le difficoltà e il peso delle storie che si portano dietro, perché, come insegnerà Sakuragi ai ragazzi della cella 6-2, un grosso fardello è molto più leggero se condiviso fra tanti.

Musica e disegni

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I Coldrain

Passiamo adesso ai disegni e alla colonna sonora. Anche qui, mi ritengo pienamente soddisfatto. I personaggi e l’ambiente sono ben realizzati e dettagliati. Ho apprezzato in particolare l’uso dei colori e delle luci, specialmente nelle scene ambientate al calar del sole. Le musiche, poi, sono un punto forte di quest’anime. Rappresentano senza dubbio un’ottima base, assolutamente non invasiva, per potenziare le emozioni trasmesse dalle immagini. Mi sento di sottolineare, tra l’altro, la sigla (ascoltabile cliccando qui), tratta dal brano “We’re not alone” dei Coldrain, decisamente azzeccata, con una frase in scream stile metalcore che dà la sensazione di essere il grido lanciato dai ragazzi imprigionati per sfogarsi, o forse siamo solo io e la mia dipendenza da acidi.

Commento generale

Dunque, il principale tema trattato in quest’anime è l’amicizia. Valore spesso rappresentato nella produzione giapponese, ma che solitamente vedo “buttato lì” e accompagnato da frasi vuote, tanto per dare un maggiore spessore a titoli profondi quanto uno stagno. Ed è proprio attorno a questo tema che ruotano le vite dei protagonisti, con le loro sfaccettature quali legami familiari, storie d’amore e d’odio, violenza, solidarietà, forza di volontà, gratitudine, sacrificio.

Ecco, se ci sono due cose che ho apprezzato di quest’anime, sono il contesto storico e i valori che trasmette.

Riguardo al primo, la storia è ambientata nel Giappone del secondo dopoguerra. Periodo estremamente difficile dal punto di vista economico e morale, dato che il paese stava cercando di risollevarsi dalla pesante sconfitta subita e dai disastri della guerra (tra cui le ben note bombe nucleari), con una popolazione in ginocchio per le atrocità degli anni passati e per l’umiliazione subita dagli Stati Uniti, che si trovavano  ad occupare alcune zone del territorio in una convivenza forzata tra vincitori e vinti che, ovviamente, non giovava alle relazioni tra i due popoli, salvo rare eccezioni (particolare presente nell’anime).

Un punto a favore di quest’opera è quindi dato dall’abilità dei realizzatori, che regalano allo spettatore una ricostruzione interessante del periodo storico e delle dinamiche che lo caratterizzavano.

Il secondo punto a favore è legato, come scritto in precedenza, alla volontà di trasmettere valori fondamentali come l’amicizia, i legami familiari, la forza d’animo. Per tutta la storia tornano questi temi che vengono rinviati agli spettatori in modo toccante e costruttivo, evitando banalità e scene fuori contesto o forzate che sempre più frequentemente vengono utilizzate nella produzione mondiale (sfortunatamente non solo di anime) per trattare queste tematiche.

Un ulteriore pregio di Rainbow è proprio quello di non includere mai scene forzate o fuori luogo. Una delle mie principali paure quando ho iniziato a seguire questa serie, è stata proprio quella di imbattermi in un lavoro che faceva delle scene violente, il suo punto di forza. Quest’anime è infatti caratterizzato dalla presenza di momenti forti che avrebbero potuto essere sfruttati dai produttori per attirare una quantità maggiore di pubblico. Invece, con mio grande sollievo, questa caratteristica è stata utilizzata senza forzature e in modo appropriato e funzionale alla storia. Non ci sbatteranno mai davanti agli occhi scene di violenza gratuita solo per il gusto di farlo. Tutto serve per favorire l’immedesimazione dello spettatore e lo sviluppo della trama.

Il poco conosciuto Rainbow – Nisha rokubou no shichinin, è dunque un’opera di altissimo livello, pronta a regalare episodi pieni di sentimento, emozioni e messaggi positivi. La storia che procede senza intoppi e i personaggi mirabilmente caratterizzati, rendono l’insieme estremamente godibile dal pubblico più maturo al quale mi sento di consigliare quest’anime. Gli elementi meno curati che ho riscontrato sono le animazioni, sicuramente ottime nel 2010 ma ormai superate da alcuni anime e il doppiaggio in inglese dei personaggi americani, che mi è sembrato un po’ innaturale, in qualche modo stereotipato. Si tratta comunque di dettagli minori che non influiscono sul lavoro complessivo, dal profondo valore umano, che regalerà momenti divertenti e momenti tristi e toccanti, portando, alla fine di ogni puntata, a riflettere su ciò che si è visto in questa bellissima e intensa storia di amicizia.

Voto: 9/10

L’Angolo dello Spoiler

In questa sezione, parlerò di alcune scene particolari o di dettagli dell’anime che includono grandi SPOILER! Procedete a vostro rischio e pericolo (e ricordatevi di tornare a leggere questa parte della recensione se deciderete di interrompere la lettura).6

Come ben saprete se avete visto la serie, Mario, fra tutti il più simile a Sakuragi, eredita da quest’ultimo una grande passione per la boxe. Ora, nell’ultima puntata si assiste al suo incontro di debutto tra professionisti. Non so se sono solo io a pensarlo, ma ormai mi sembra che quando il protagonista di una serie s’imbatte nella “sfida finale”, specialmente negli anime sportivi, il 90% delle volte, perde. Questa scelta è solitamente fatta per creare un’opera che sia diversa dalle altre, meno scontata, più realistica (?). La realtà è che, almeno secondo me, quest’espediente è ormai abusato. La sconfitta del protagonista nell’ultima puntata era un grande colpo di scena anni fa. Al giorno d’oggi, si tratta della scelta più scontata. Nella foga di apparire alternativi, i produttori prendono il personaggio principale, lo fanno allenare per tutta la storia e alla fine lo trasformano in un sacco da boxe, tanto per rimanere in tema. Non so voi, ma a me questo tipo di epilogo fa lo stesso effetto di un “coito interrotto da un calcio nelle palle“(cit.). Quando Mario ha dovuto affrontare, nella puntata conclusiva, un avversario sul ring, ho pensato “ecco, ora perde e mi cala tutto l’anime”. Invece, con mia grande sorpresa, dopo essermi cinto la vita e il collo di aglio, aver tappezzato la stanza di corni rossi e aver buttato due tonnellate di sale alle mie spalle, ho potuto apprezzare la vittoria del protagonista. “Ma quanto sarà stato alternativo il signor Abe? Quanto sarà andato controcorrente?” Questo piccolo elemento ha senza dubbio contribuito ad innalzare il voto che ho attribuito a Rainbow.

Altra scena che ho approvato dell’episodio finale, è proprio quella degli ultimi minuti. Epilogo ben costruito che chiude l’anime e lascia con un sorriso da ebete sul volto. Ho apprezzato molto il contatto tra Mario e Sakuragi e quella breve pioggia con il sole dopo il racconto del protagonista. Sembra che il caro Anchan si commuova per un istante alle parole del suo amico e gli regali un bell’arcobaleno dal quale l’opera prende il titolo. Finalmente un anime con un happy ending e con un epilogo chiuso, sempre meno di moda negli ultimi anni.

Un aspetto di quest’anime che non ho apprezzato particolarmente, invece, è stato quello dell’operazione alla mano di Mario. Più nello specifico, il fatto che l’operazione avesse solo il 30% di riuscita. Mi spiego. Avrei preferito che le cose fossero andate così: Mario ha la mano destra devastata (capita un po’ a tutti), gli amici cercano un modo per aiutarlo, riescono ad avere un chirurgo, lui opera Mario, fine. Invece, la storia è sviluppata in questo modo: Mario ha la mano destra devastata, gli amici cercano un modo per aiutarlo, riescono ad avere un chirurgo, il chirurgo dice a Mario che l’operazione ha il 30% di riuscita, Mario si fa operare e tutto va bene. Francamente, questo dettaglio l’avrei eliminato. Credo sia stato introdotto principalmente per conferire suspance a una situazione che non aveva granché a livello di tensione. Uno sforzo che avrebbe dovuto rendere il tutto più toccante e poetico, forse, ma che almeno su di me ha avuto l’effetto contrario. Mi è sembrato un fatto poco realistico e del tutto evitabile. Un particolare di due minuti inserito solo per generare una tensione fuori luogo.

Ho esaurito tutti gli argomenti che volevo trattare in questa recensione. Spero di non avervi annoiato e che vi serva da spunto per riflettere un po’ su quest’anime interessantissimo. V’invito a commentare e a dire la vostra su Rainbow – Nisha Rokubou no Shichinin e ricordatevi di seguirci sulla nostra pagina Facebook!

Alla prossima recensione!

Claudio Montani

Studia Lingue e Civiltà Orientali alla Sapienza di Roma. Sommelier di meme che nel tempo libero pratica powerlifting e tenta di far aderire il suo equilibrio psicologico all'immagine di una placida campagna primaverile.