Recensione anime Ping Pong The Animation

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Cos’è “Ping Pong The Animation”?

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Masaaki Yuasa

Ping Pong The Animation è un anime di soli undici episodi, diretto dal celebre Masaaki Yuasa. Si tratta di un titolo del 2014 che, come suggerisce il nome, segue la storia di un gruppo di giocatori di ping pong. Già, come premessa non è molto entusiasmante, ma vi assicuro che si tratta di uno dei prodotti più riusciti del genere. Ma procediamo con ordine.

Trama generale

Makoto Tsukimoto (soprannominato Smile) e Yutaka Hoshino (detto Peco), sono due amici che sin da piccoli si sono dedicati al ping pong, mostrando un grande potenziale. Il primo è un ragazzo introverso e silenzioso, che si è guadagnato l’appellativo di Robot a causa della sua difficoltà nell’esprimere emozioni. Il secondo, invece, è un ragazzo esuberante, pieno di energie e vitalità. I due, una volta cresciuti, frequentano un club scolastico di ping pong dove il maestro, Jou Koizumi, nota il talento di Smile e decide di allenarlo privatamente per renderlo più tenace.
Nel corso delle varie puntate, Smile e Peco si scontreranno con altri ragazzi di scuole differenti, crescendo sia come atleti, che come persone.

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Musica e disegni

Il comparto meramente visivo di Ping Pong The Animation ha fatto storcere il naso a molti spettatori. Si tratta, infatti, di uno stile singolare, con tratti incerti, “spezzettati”, ridotti all’essenziale. Personalmente, ho amato questo tipo di disegni (che si avvicinano molto a quelli del manga), in quanto esaltano il movimento e la dinamicità, specialmente se fusi con prospettive ardue, come quelle dell’anime, che lasciano apprezzare tutti gli elementi della scena da varie angolature, dai personaggi, alle espressioni, alle racchette, al pubblico. E’ importante sottolineare che non ci troviamo davanti al lavoro di persone che non sanno disegnare, anzi! Nonostante il tratto incerto e le forme sintetizzate, tutto è molto dettagliato, le proporzioni sono rispettate al meglio e le prospettive sono ineccepibili. Si tratta, dunque, di un disegno oggettivamente  di qualità, ma sperimentale. Può piacere e non piacere, certo, ma senza dubbio è studiato e ben realizzato.
Altro elemento che ho gradito sono gli sfondi, “macchiati” di acquarello, con un cielo perennemente bianco che mette in risalto le figure che lo popolano. Un ulteriore plauso va fatto per l’eccezionale uso dello splitscreen, molto frequente ma mai scontato o ripetitivo.
Non da meno è l’OST. Un lavoro ottimo che spesso accompagna le scene, potenziando il già forte impatto visivo quasi minimalista, con musiche che trasformano in melodia anche il suono delle palline che rimbalzano sui tavoli da gioco.

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Commento generale

Ping Pong The Animation non è un semplice spokon, bensì un’opera di formazione, dove lo sport è utilizzato come mezzo per lo sviluppo dei personaggi. Ciò non significa, tuttavia, che questo elemento venga ignorato, anzi! Durante tutto l’anime traspare una notevole conoscenza del ping pong, che si evince dai frequenti riferimenti a tecniche di giuoco, racchette, impugnature, palline, scarpe, movimenti, campi. L’amore per questa attività è riflesso in ogni dettaglio rappresentato nella serie, caricando di valore simbolico ogni battuta, ogni schiacciata, ogni movimento dei personaggi. Queste sensazioni, amplificate dal forte impatto visivo dell’anime, si ricollegano immediatamente a ciò che provano i personaggi e al loro percorso, in un’alternanza di climi di tensione, frustrazione, gioia, odio, che favoriscono la crescita di un sentimento di empatia nello spettatore.
Ed ecco che in Ping Pong The Animation e nei suoi personaggi, non troviamo un semplice spokon, ma una rappresentazione della vita, con tutti i suoi momenti di tristezza e felicità, e un’onnipresente volontà di ricerca interiore ed esteriore. Così, questo cartone animato si fa portatore di messaggi, in particolare andando a demolire la favoletta del “basta l’impegno per ottenere i risultati che speriamo”. No, per Ping Pong The Animation ci vuole di più. Lo vediamo durante gli scontri tra atleti nella serie, e lo vediamo al di fuori dello sport, nella vita di tutti i giorni.

“Ero in perfetta forma. Sono convinto di essermi impegnato al massimo. Ho perso perché non ero abbastanza forte”
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Non basta allenarsi duramente per eccellere, bisogna conoscersi e “guardarsi dentro”. Ecco perché tutti i giocatori di ping pong che incontreremo durante la serie (protagonisti compresi) partono da una percezione errata di ciò che è il motivo che li spinge a giocare. E proprio grazie allo sport, che ricordo essere un mezzo, riescono ad “indagarsi” fino a scoprire il loro vero io, in una ricerca interiore che cambierà i personaggi e che renderà Ping Pong The Animation un’opera di formazione a tutti gli effetti, ben lontana da un classico spokon. Emblematica quella di Smile/Robot, che sembra esplodere di vitalità: da “Il mio sangue ha il sapore del ferro” a “Il sangue ha il sapore del ferro”.

Due sono gli aspetti più criticati di Ping Pong The Animation. Il primo, riguarda la vittoria di Peco contro Kazama, piuttosto forzata, a detta di molti, data la scarsa preparazione del primo rispetto al secondo, unita al problema al ginocchio del protagonista; il secondo, riguarda l’alternanza di azioni realistiche durante le partite ad azioni piuttosto implausibili.
Ai primi, mi sento di dire che la vittoria di Peco era inevitabile. Se Kazama avesse vinto, l’intero anime non avrebbe avuto senso. La sconfitta del campione è la diretta conseguenza del messaggio principale che l’opera vuole inviare allo spettatore.
Per quanto riguarda la seconda critica, direi che bisogna vedere gli incontri come un miscuglio di azioni reali e azioni amplificate dalla mente dei giocatori stessi. E’ durante le partite che essi riescono a conoscersi e a svilupparsi, e ciò porta in alcuni momenti ad un’esasperazione delle azioni di gioco, o meglio, a una loro spettacolarizzazione, che scaturisce dall’amore che provano i giocatori per il ping pong.

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Ora, ci tengo a precisare il fatto che c’è troppo in Ping Pong The Animation per sintetizzarlo e analizzarlo in una recensione breve. Non ho parlato di molti aspetti della serie che ho apprezzato e che avrei voluto approfondire proprio per evitare di scrivere un libro. Invito dunque chi non l’avesse già fatto ad immergersi in quest’opera e a ragionare sui vari spunti di riflessione che offre. Si tratta di un lavoro che ho amato dall’inizio alla fine (e che fine!) e in cui non ho trovato difetti rilevanti. E’ apprezzabile da un pubblico piuttosto ampio in quanto offre vari livelli d’interpretazione e lascia dei messaggi forti e positivi. E’ un’opera che parla di “eroi” e che insegna a “volare”, vivendo un tavolo da ping pong.

Voto: 9.5/10

Tanto per essere chiari, sappiate che Ping Pong The Animation va visto in un colpo solo, quindi appena avete un pomeriggio libero, maratona!

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Spero che abbiate apprezzato questa recensione e l’anime. Fatemi sapere cosa ne pensate e ricordatevi di seguirci sulla nostra pagina Facebook!

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Claudio Montani

Studia Lingue e Civiltà Orientali alla Sapienza di Roma. Sommelier di meme che nel tempo libero pratica powerlifting e tenta di far aderire il suo equilibrio psicologico all'immagine di una placida campagna primaverile.