Recensione anime: Death Parade

Cos’è “Death Parade”?

Death Parade è un anime di soli dodici episodi prodotto dalla ben nota Madhouse e ideato da Yuzuru Tachikawa. Questa serie deriva dal cortometraggio Death Billiards, realizzato per l’Anime Mirai 2013.

Trama generale

Quando due esseri umani muoiono negli stessi attimi, vengono sottoposti ad un giudizio che li condurrà alla reincarnazione o al vuoto eterno. Il giudice è proprio il protagonista, Decim, che nel suo bar, il Quindecim, obbliga gli avventori a partecipare al Death Game. Come il nome stesso suggerisce, il Death Game è un gioco mortale in cui i partecipanti, privi di memoria a causa dello shock subito durante il trapasso, vedono riaffiorare i loro ricordi e il modo in cui sono deceduti, portandoli a reazioni che suggeriranno a Decim il verdetto finale.

Ma cosa succede quando una persona arriva al Quindecim con la consapevolezza di essere morta? Sarebbe impossibile farla partecipare al Death Game e giudicarla. E’ questo il caso della seconda protagonista, che si ritroverà a fare da assistente al freddo Decim, portandolo a conoscere la realtà umana e la complessità delle emozioni, di cui lui è privo.

Ma i due personaggi non sono soli, infatti Death Parade è ambientato in una dimensione parallela strutturata in piani e popolata da “sovrintendenti” che organizzano il lavoro dei giudici, persone che si occupano di monitorare i decessi nel mondo per decidere chi sottoporre a giudizio e membri del dipartimento informazione che si occupano di trasmettere i ricordi dei defunti ai giudici.

Musica e disegni

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Yuuki Hayashi

Il comparto audiovisivo dell’anime non è affatto male. Si tratta di una serie del 2015, pertanto ci troviamo davanti ad animazioni fluide e a disegni ben realizzati. In particolare, ho apprezzato molto le ambientazioni, intriganti e misteriose, con una forte cura per i dettagli. Proprio queste contribuiscono a mantenere attento lo spettatore, catturando il suo sguardo con oggetti dalle forme particolari (piano con la fantasia) e dai colori ben calibrati. L’unico aspetto che non ho amato del comparto video è la luce, che in alcune scene è troppo accesa, rendendo il tutto innaturale.

Per quanto riguarda la musica, sono rimasto sorpreso. Non mi aspettavo di trovare pezzi così ben costruiti. Il compositore dell’OST è Hayashi Yuuki, che ha fatto sicuramente un ottimo lavoro. La colonna sonora si sposa bene con l’ambientazione e con le scene rappresentate, senza risultare scontata o banale. In particolare, mi sento di consigliare l’ascolto di uno dei brani più conosciuti di Death Parade ascoltabile cliccando qui. Nulla da ridire neanche sui brani di apertura e chiusura dell’anime, rispettivamente “Flyers” di Bradio e “Last Theater” dei NoisyCell, entrambe orecchiabili. In particolare, mi sento di far notare che l’opening non c’entra una mazza con l’umore generale della serie. Hanno messo un pezzo allegro e spensierato con un anime dai toni oscuri e dai temi non proprio leggeri. Ma in fin dei conti, chi se ne frega? Per ascoltare la sigla, cliccate qui.

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Commento generale

Eccoci finalmente al cuore della recensione. Inizio con quello che secondo me è IL punto debole di questa serie: la durata. Più passa il tempo, più divento un nemico giurato degli anime a 12 puntate. Creare una storia ambientata in un luogo misterioso come quello di Death Parade e parlare di tanti personaggi interessanti, ciascuno caratterizzato da dettagli fisici singolari o strane passioni, andando a mostrare la loro funzione nel mondo rappresentato soffermandosi anche sul funzionamento del mondo stesso… vuoi anche un caffè?

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L’assistente di Decim

Fare tutto ciò in 12 episodi è impensabile, specialmente se le prime 10 puntate sono fini a sé stesse (punto che approfondirò dopo). Allora ecco che io realizzatore mi ritrovo davanti a un bivio: mi concentro sulla storia ed evito di aggiungere dettagli e personaggi che non potrò approfondire? Oppure aggiungo tutto quello che mi viene in mente e lascio lo spettatore con tanti punti interrogativi a fine serie? Indovinate quale delle due possibilità ha scelto il caro Yuzuru Tachikawa. Ed ecco che i “tanti punti interrogativi” si trasformano in “tanti diti medi”.

L’unico modo per sviluppare tutti i punti elencati nel primo paragrafo, sarebbe creare una seconda serie, ma data la poca attenzione che questo titolo ha attirato, credo che un sequel resterà un desiderio.

La durata è dunque, in mia opinione, IL punto debole di Death Parade. Per quanto riguarda le “puntate fini a sé stesse” a cui mi riferivo sopra, esse rappresentano una scelta più o meno discutibile (dipende dai gusti) del realizzatore. Diciamo che le prime dieci puntate si concentrano sugli ospiti del Quindecim e sulle loro storie, anche in modo abbastanza macchinoso (ma comunque interessante). Solo a volte potremmo osservare le vicende degli altri personaggi e magari scoprire qualcosa in più su di loro. Non fraintendetemi, ogni puntata offre molto in termini di riflessione sull’animo umano e su questioni filosofiche irrisolvibili come la morte e il senso della vita, raccontando sempre storie differenti e spesso toccanti. Si tratta di episodi molto validi, anche se “dislocati” sugli ospiti del bar piuttosto che sui protagonisti. Si tratta di una scelta insolita, almeno secondo la mia visione, e che personalmente non condivido, nonostante io abbia apprezzato il lavoro complessivo. Voglio dire, se avessi avuto un anime di 12 puntate da strutturare, avrei ricercato un equilibrio tra storie dei defunti e vicende dei protagonisti, o quanto meno avrei dedicato più tempo all’esplorazione del background dei personaggi o dell’ambientazione.

Mi sento di affermare, per tale ragione, che il vero e proprio anime si svolge negli ultimi due episodi, in un concentrato di avvenimenti ed emozioni sicuramente di grande effetto.

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Il bar di Ginti

Death Parade è un curioso lavoro che sfrutta un universo di fantasia per stimolare la riflessione dello spettatore su tematiche quali la vita, la morte, le emozioni. Le prime dieci puntate contribuiscono all’immersione nell’ambientazione e alla presentazione dei personaggi principali, fornendo spunti interessanti per gli amanti delle elucubrazioni mentali e al contempo caricandosi di drammaticità e mistero, elementi che esploderanno in un vortice di sentimenti negli ultimi due episodi, innalzando il livello qualitativo dell’anime.

Guardando questa serie potremmo immergerci nel mondo di Decim e della sua assistente, seguendo la loro profonda evoluzione a livello emotivo e spirituale e condividendo il desiderio del giudice di capire la natura umana, addentrandoci così in un anime psicologico, pronto ad offrirci le storie degli ospiti del bar dell’aldilà, sempre differenti e cariche di sentimento (ok, quasi sempre).

Death Parade è dunque, in mia opinione, un titolo ambizioso, che vuole a tutti i costi un’ambientazione particolareggiata e dei personaggi singolari, lasciando però il tutto senza una spiegazione precisa a causa della sua breve durata. Lo spettatore verrà dunque lasciato con numerosi punti interrogativi che potranno essere risolti solo con un’eventuale seconda serie, piuttosto improbabile, come scritto in precedenza. Nonostante ciò, si tratta di un anime interessante e originale, con una trama e un finale degni di nota che potenzialmente faranno commuovere gli spettatori più emotivi. Le storie dei defunti e i dialoghi rappresentano spesso buoni spunti di riflessione per chi osserva e il tutto è condito da un rispettabile comparto audiovisivo.

Voto: 8/10

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L’Angolo dello spoiler

Come al solito, da questo momento in poi commenterò più nel dettaglio alcuni aspetti dell’anime che includono spoiler megagalattici. Continuate a vostro rischio e pericolo.

Inizio col dire che una delle parti che più ho apprezzato di Death Parade è quella legata alla storia di Chavvot, la bambina priva di udito, e all’influenza che essa ha sui protagonisti e sull’anime in generale. Come l’anziana del decimo episodio afferma:”Oltre alle parole, esistono molti altri modi per comunicare i propri sentimenti“, e questo concetto si riflette su tutta l’opera, che attribuisce frequentemente un valore simbolico ad oggetti o gesti e che spesso affida a poche immagini in rapida successione il compito di raccontare la storia di un personaggio, rendendo il tutto più coinvolgente.

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Ma quanto sarà brutto Oculus?

Un altro fattore che ha reso la visione molto interessante per me, è dato dall’abilità che Yuzuru Tachikawa dimostra nel raccontare le storie degli ospiti del Quindecim, sempre fresche e misteriose fino alla fine. Nonostante io non sia affatto un amante delle serie “a episodi”, che non offrono continuità tra una puntata e l’altra, ho apprezzato questo lavoro e mi sono divertito a ricostruire le vicende dei partecipanti del Death Game e a cercare d’indovinare chi di loro dovesse procedere verso l’Inferno e chi verso il Paradiso, tentando di anticipare il giudizio di Decim.

Un punto a sfavore dell’anime è rappresentato dalla storia dell’episodio 6 con Mayu e Harada, almeno secondo me. La prima è una studentessa, nonché fan sfegatata dei CHA, un gruppo musicale di cui il secondo fa parte (com’è piccolo l’altro mondo, eh). Il punto debole di questo incontro è proprio il legame che unisce i due ospiti del bar di Ginti. Mayu sacrificherebbe sua madre pur di salvare Harada dal vuoto a cui è stato condannato ed è convinta che senza di lui la sua vita non avrebbe senso. Lo ammetto, questo mio giudizio negativo è dettato dalla profonda avversione che provo per questo tipo di persone, le quali ammirano talmente tanto un idol da essere pronti a sacrificare sé stessi per lui/lei, anche se ignorano che persona sia in realtà. Quando poi la studentessa decide di rinunciare alla reincarnazione per restare insieme ad Harada (povero lui) nel vuoto per l’eternità, devo ammettere che ho goduto. E’ stata una bella sensazione quella di vedere l’ascensore chiudersi e la maschera del Paradiso girarsi per diventare quella dell’Inferno.

Quantomeno la ragazza ha avuto la decenza di non uccidere una persona casuale nel mondo per salvare il suo cantante preferito quando Ginti gliene ha dato la possibilità.

Piccola questione: mentre stavo guardando Death Parade, arrivato nel punto in cui il barista mostra a Mayu la foto del ragazzo da sacrificare per salvare il suo cantante preferito, ho notato che il suddetto è molto simile a Light Yagami, protagonista di una delle serie più famose al mondo: Death Note.

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Il ragazzo da sacrificare

Girando su internet, mi sono imbattuto in un post di un utente di Reddit, False_Dreamer, che parlava dello stesso argomento e nei commenti, un altro utente, bhvgcf, ha fatto notare che l’ex-giudice Quin, si lamentava del fatto che negli ultimi tempi ci fossero state un numero spropositato di morti. Che sia colpa del caro Light e del suo quaderno? D’altronde, anche Death Note è stato prodotto dalla Madhouse. Coincidenze?

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Spezzone della conversazione

Altro dettaglio che mi sento di farvi notare è legato ai segnali di anticipazione che l’anime ci offre e che innalzano senza dubbio il suo livello qualitativo. Per fare un esempio, sappiamo che Chiyuki, l’assistente di Decim, si è suicidata tagliandosi il polso. Questo è un fatto di cui veniamo a conoscenza nelle ultime puntate, ma già dagli episodi precedenti, possiamo notare che la prima parte del corpo della ragazza che inizia a sgretolarsi è proprio il polso. Dunque, guardando con attenzione questo anime troverete sicuramente altri “suggerimenti” di questo tipo che, personalmente, apprezzo sempre.

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Biliardo galattico e stecche laser

Evito di riprendere il discorso su personaggi e ambientazione incomplete perché ne ho già discusso ampiamente. Come detto in precedenza, l’unico modo che avremo per indagare sulla barba e i capelli di Oculus, sulla sua somiglianza con Dio, sul legame tra aldilà e liquori, sugli innumerevoli piani che formano l’edificio di Death Parade, sulle tecniche particolari che i giudici posseggono, sulla passione per le bambole Kokeshi di Ginti, sul legame tra quest’ultimo e Memine, sul perché il biliardo ha pianeti al posto di semplici palle e spade laser al posto delle stecche, sulla tendenza a dimenticare i clienti di Decim, sul perché della zampa fasciata di Memine, sul senso della maschera di Castra, (potrei andare avanti per molto ma mi fermo qui) sarebbe una seconda serie, che però resta piuttosto improbabile.

Detto questo, vi lascio. Spero che la recensione sia stata di vostro gradimento. Vi ricordo di commentare e dire la vostra su Death Parade e ricordatevi di seguirci sulla nostra pagina Facebook!

Un saluto, alla prossima recensione!

Claudio Montani

Studia Lingue e Civiltà Orientali alla Sapienza di Roma. Sommelier di meme che nel tempo libero pratica powerlifting e tenta di far aderire il suo equilibrio psicologico all'immagine di una placida campagna primaverile.

  • Voto 8,5

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  • EllyMahoe

    Concordo con la maggior parte delle cose che hai detto… Io ho appena finito i vederlo e sinceramente mi aspettavo una seconda stagione che, a quanto pare, non ci sarà. Personalmente mi è piaciuto molto: l’idea del tavolo da biliardo a sistema solare, l’idea che non ci sia un Paradino o un Inferno… Tuttavia mi rimane un dubbio: Decim, chi è? Gli altri giudici chi sono? Okay, bambole, ma…?
    Comunque, penso anche io che l’unica “falla” sia la storia della fan sfegatata… Un po’ fuori dal contesto (creato per dare un idea molto più ‘umana’, ‘realistica’, ‘tragica’).
    Ultimo appunto… Ho pensato anche io che fosse Light *_* meno male non ho le allucinazioni (non ancora almeno). è stata una piacevole lettura, grazie e continua così!!! 😀

    • Claudio Montani

      Grazie per aver letto la recensione e aver detto la tua sull’anime 😀
      Effettivamente, l’idea è originale e ben sviluppata, ma i difetti ci sono, anche se resta comunque un titolo che consiglierei anche a distanza di un anno e mezzo!

      Grazie ancora per aver commentato. Se vuoi, puoi seguirci sulla nostra pagina Facebook, così sarai sempre aggiornata sulle nostre pubblicazioni.

      Un saluto!