Recensione anime: AnoHana

Cos’è “AnoHana”?

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Tatsuyuki Nagai

AnoHana: ancora non conosciamo il nome del fiore che abbiamo visto quel giorno” (per gli amici AnoHana) è un popolarissimo anime drammatico e sentimentale con elementi soprannaturali prodotto dalla A-1 Pictures nel 2011, sotto la regia di Tatsuyuki Nagai. Si tratta di una serie breve, della durata di undici episodi.

Trama generale

La storia segue le vicende di un gruppo di studenti delle scuole superiori un tempo amici. Il motivo di questa scissione è dato dalla morte accidentale di una loro compagna di giochi, Menma, in seguito alla quale i membri del gruppo si sono allontanati. Un giorno, la ragazzina defunta appare a Jintan, un tempo leader della combriccola, chiedendogli di esaudire un desiderio che aveva da bambina, ma del quale non ricorda nulla. Il ragazzo, per consentire a Menma di trovare la pace, decide di soddisfare la sua richiesta, ma per farlo avrà bisogno dei suoi vecchi amici, con i quali riparerà, pian piano, i rapporti recisi anni prima.
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Musica e disegni

Dal punto di vista tecnico, AnoHana non delude. Sebbene l’OST e le sigle di apertura e chiusura siano piuttosto ordinarie, risultano ben conciliate con l’anime stesso. Il comparto grafico è invece, a mio parere, il punto forte della serie. Le animazioni sono fluide, i colori ben gestiti e gli sfondi estremamente gradevoli. Inoltre, è presente una buona varietà di tratti somatici tra i personaggi, che risultano quindi ben distinti gli uni dagli altri, al contrario di molte serie, anche più recenti, in cui non si riesce a distinguere il protagonista dal suo animaletto domestico.

Il doppiaggio in italiano della serie risulta impeccabile, fatto che incrementa di molto la godibilità della serie. Peccato per la voce di Menma, che con le sue corde vocali ha attentato più volte al mio udito, portandomi spesso a desiderare un pugnalata nei timpani (specialmente nella versione giapponese). Ma questa è una considerazione estremamente soggettiva, frutto di una grande avversione che provo nei confronti delle “vocine stridule” un’ottava sopra Georgia Brown.

Commento generale

Finalmente siamo nel cuore della recensione. V’informo da subito che quest’anime si è rivelato essere una grandissima delusione. Eppure ha riscosso un successo inimmaginabile e le valutazioni delle recensioni difficilmente vanno sotto l’8/10! In genere AnoHana viene presentato come “la serie che farà piangere chiunque come un bambino”… Che dire? Forse sono privo di emozioni, forse sono un individuo troppo freddo, ma l’unica sensazione che ho provato guardando quest’anime è stata fastidio. Un fastidio costante che mi ha accompagnato per undici episodi, tramutandosi in disprezzo assoluto proprio nell’ultima puntata.

Per l’intera durata dell’anime siamo accompagnati dagli ex-Super Busters della pace, che incarnano gli stereotipi degli adolescenti che da sempre popolano i cartoni animati giapponesi. Il primo punto che ho detestato di questa serie è proprio la concezione di adolescente che viene rappresentata. Abbastanza frequentemente ci ritroviamo davanti a scene pietose utilizzate come pretesto per inserire una battuta che riguarda gli impulsi sessuali adolescenziali. Lo stesso personaggio di Menma si presta perfettamente per questo scopo fuori contesto. La protagonista ha infatti il corpo di una ragazza dell’età di Jintan, ma la mentalità è rimasta quella di una bambina, che ovviamente non è cosciente della sua sessualità. Ciò conduce a sequenze come quella nel primo episodio, in cui Jintan sviene perché Menma si siede su di lui. Dopo essersi svegliato, si ritrova con la fanciulla appisolata al suo fianco, la quale, muovendosi nel sonno, torna a poggiare le sue membra su quelle del ragazzo, che reagisce con una constatazione sugli ormoni portati dall’adolescenza. Complimenti, scene di altissima qualità… quando abbiamo finito col fanservice possiamo tornare alla trama? Tutto ciò mi ha dato l’impressione di essere stato scritto da un adulto che ha dimenticato com’è essere adolescenti.

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Tornando ai personaggi, uno degli aspetti che ho apprezzato di AnoHana è proprio la loro caratterizzazione. Nonostante la brevità dell’anime, riusciamo ad esplorare, seppur non in maniera approfondita, diversi aspetti della loro personalità. Peccato, però, che si tratti di stereotipi, i quali, in quanto tali, non hanno suscitato in me particolare interesse. Gli unici due personaggi che mi sarebbe piaciuto conoscere in maniera più dettagliata sono il padre di Jintan e Poppo. Del primo, in quanto personaggio secondario, non scopriremo quasi nulla; del secondo, restano molti punti interrogativi, primo fra tutti la sua famiglia, che sembra non esistere, e il suo mantenimento, giustificato con lavoretti saltuari che immagino non possano permettere ad un adolescente di viaggiare in continuazione e di sopravvivere senza appoggi (a meno che non si parli di spaccio o contrabbando).

Elemento fondamentale della storia sono, ovviamente, le relazioni che vanno ad intrecciarsi tra i vari personaggi. Anche sotto questo aspetto, sono rimasto deluso. Tutto l’odio che ci viene sbattuto in faccia durante i dialoghi fra gli ex compagni di giochi, è frutto di relazioni amorose non corrisposte e scontati triangoli amorosi. Del tipo “io amo Menma ma lei ama te. Tu tratti male Menma, io m’incazzo e ogni volta che t’incontro per strada ti demolisco psicologicamente con discorsi minatori”. Questi sentimenti più o meno corrisposti continuano ad intrecciarsi e a rivelarsi durante i vari episodi, portando a galla gelosie e segreti che, almeno secondo me, avrebbero potuto rivelarsi interessanti, ma sottolineo: avrebbero.

Il problema maggiore di questo espediente narrativo è che l’astio che separa i membri del gruppo è prodotto da sentimenti risalenti a dieci anni prima e provati da bambini! Quale persona sana di mente considererebbe vero amore quello provato da una creaturina di circa otto anni!? E quale persona sana di mente s’infurierebbe, una volta entrata nel mondo degli adulti, per un triangolo amoroso di dieci anni prima che vede come protagonisti proprio dei bambini!? Guardando AnoHana e i fiumi di lacrime versati dai personaggi per storie così banali e insignificanti, mi sono convinto del fatto che i ragazzi siano adolescenti solo nel fisico e che come Menma abbiano avuto un “blocco” mentale. E la cosa peggiore è che i produttori continuano a premere su questo tasto rendendolo colonna portante della serie, sfruttandolo fino alla fine per far piangere gli spettatori… con successo! Quanti di voi che stanno leggendo questa recensione con la bava alla bocca per la rabbia, avranno pianto per quei cinque bambini cresciuti che si odiano e s’insultano per triangoli amorosi risalenti alla loro infanzia? Ma forse sono io che non colgo la “poesia” e la “magia” dietro tutto questo.

Riprendendo il discorso personaggi, ce n’è uno in particolare che merita un paragrafo: Yukiatsu. Ragazzo popolare, bello, intelligente, nonché tossico di prima categoria. No, seriamente, si tratta di un personaggio psicologicamente interessante. Innamorato di Menma, è forse quello che più soffre la sua scomparsa tra i membri del gruppo. Come potrebbe mai manifestare il suo profondo sentimento di amore per la bambina defunta? Serve un gesto che sia di forte impatto, ma allo stesso tempo delicato e romantico. Serve una scena profonda e toccante, qualcosa che farebbe piangere chiunque… FACCIAMOLO CORRERE VESTITO DA MENMA PER LA FORESTA!…Sublime.

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Ammetto che anch’io ho pianto in questa scena, ma dalle risate. Come ti viene in mente di far compiere un gesto così ridicolo ad un tuo personaggio, spacciandolo per qualcosa di nobile e toccante? Come puoi ridicolizzarlo così? E gli spettatori apprezzano… ma forse sono ancora io, che dietro questa sequenza non leggo “amore”, “sensibilità”, “poesia” ma solo “malattia” e “T.S.O.”.

Parlando di forzature, il finale ne è l’apoteosi. Un irritante susseguirsi di accadimenti studiati appositamente per far commuovere lo spettatore medio.  Il video sembra gridarti “Piangi! Piangi, bastardo!”. Prima la corsa sfrenata alla ricerca di Menma, poi le pagine del diario con le frasi dolci per ciascuno degli amici d’infanzia. Ed ecco che attacca la colonna sonora e l’indice glicemico si alza. Poi la vocina sussurrante della bambina defunta e l’ipotesi del nascondino di Jintan, che urla e piange seguito immediatamente dal resto del gruppo. Tutti si strappano le vesti e gridano manco fosse un concerto metal. Ed ecco la risposta di Menma che, come se non bastasse, esce da dietro un albero e, come per magia, tutti possono vederla. I ragazzi gridano i loro sentimenti alla vecchia amica che si commuove. Tutti piangono, si dicono addio, lei scompare, io mangio un limone per contrastare la dolcezza forzata e irritante di questi istanti.

Non condivido assolutamente la scelta fatta per il finale. Fondamentalmente i produttori hanno optato per un miscuglio di elementi atti a far commuovere lo spettatore, ma che se sottoposti ad un’analisi base risultano vuoti e forzati. Avrei apprezzato la conclusione se avesse lasciato qualcosa, se avesse mosso una qualche riflessione su temi come la morte, la memoria, l’aldilà o l’infanzia. Invece, tutti questi spunti vengono cestinati e rimpiazzati con una presa per i fondelli costruita su torrenti di lacrime e grida collettive. AnoHana ci lascia così, senza nulla di costruttivo su cui riflettere e con molti punti interrogativi che mai troveranno risposta. Perché Menma si è manifestata in quel preciso momento? Perché proprio a Jintan? Perché può agire sull’ambiente circostante ma Jintan non sfrutta questo elemento per dimostrare l’esistenza di Menma (questa la so: perché l’anime sarebbe durato venti minuti)? Perché Menma risulta cresciuta fisicamente? Perché alla fine Menma appare a tutti?

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Sì, lo so, sono undici episodi e non si può spiegare tutto, ma queste mi sembrano questioni fondamentali. Non dico che avrebbero dovuto chiarire ogni dubbio, ma almeno un accenno di spiegazione potevano mettercelo, magari al posto di tante scene inutili. Mi sarei accontentato.

Già, forse il tono di questa recensione è molto “criticone” ma vi prego di prenderla anche come sfogo verso una serie che aveva del potenziale e delle premesse interessanti, ma non le ha sfruttate minimamente, trasformando l’intera serie in uno strumento per far commuovere gli spettatori più sensibili. Certo, non tutto è da buttare, non fraintendetemi. Come ho detto, le premesse erano interessanti, il comparto audiovisivo è ottimo, i personaggi principali sono ben caratterizzati anche se stereotipati, il ritmo narrativo non è poi così malvagio, però questi elementi non possono nascondere quelli che sono gli evidenti aspetti negativi di AnoHana, che mi hanno portato in più momenti a pensare di abbandonare la visione della serie, lasciando annegare nelle loro lacrime i protagonisti.

Forse il fatto che io non ami, in genere, le storie sentimentali e sdolcinate, ha influito sul mio giudizio generale, impedendomi di chiudere un occhio su alcuni aspetti che ho elencato in questa recensione. Tuttavia, continuo a non capire come AnoHana possa avere una media di 9/10 nelle recensioni che si trovano sul web. Forse sono io che ho il cuore di pietra. Detto questo, consiglierei comunque a chiunque dargli una possibilità, considerato il successo e il riscontro quasi unanimemente positivo che quest’anime ha riscosso.

(Proprio grazie alla qualità del comparto audiovisivo, alzo il voto della serie, che presa da sola, secondo me, non supererebbe il 4/10)

Voto: 5/10

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Claudio Montani

Studia Lingue e Civiltà Orientali alla Sapienza di Roma. Sommelier di meme che nel tempo libero pratica powerlifting e tenta di far aderire il suo equilibrio psicologico all'immagine di una placida campagna primaverile.

  • Ho sempre apprezzato le tue recensioni, ma qui mi trovi in disaccordo.

    • Claudio Montani

      Spero che la recensione ti sia sembrata comunque di buona qualità. Ad ogni modo, rispetto il tuo punto di vista 🙂

  • Pavlo Shpak

    Ciao. Ho finito adesso l’anime. Io gli darei anche 10! E mi sa che comprerei anche il Manga..
    Comunque ti volevo chiedere una cosa…sono scemo lo so..ma da solo nn ci arrivo.. Perché il titolo è Ano Hana? Che significa ?

    • Claudio Montani

      Ciao!
      Non sei il solo che ha amato questo cartone! Probabilmente io l’ho apprezzato meno e mi sono soffermato sugli aspetti negativi, durante la visione, perché non era un periodo in cui ricercavo questo genere di anime 😀
      Comunque “Ano hana” significa “Quel fiore”. “Ano” è un aggettivo dimostrativo che indica qualcuno o qualcosa distante sia dal parlante che dall’ascoltatore (= quello), mentre “Hana” significa fiore (come in “hanabi”, cioè “fuoco d’artificio”, formato da “hana” = “fiore” e “bi” = “fuoco”… praticamente “fiore di fuoco”).

  • Alessandro

    Ho visto Ano Hana grazie a Netflix, che lo proponeva nel catalogo. Che dire? Commovente. Tuttavia mi trovo d’accordo in linea generale con la tua recensione: ci sono grossissime lacune nella storia, in primis il fatto che a Jintan non venga mai (MAI) in mente che semplicemente potrebbe dimostrare la presenza di Menma facendola interagire con l’ambiente.

    E concordo anche sulla poca credibilità di un Poppo che alla sua età ha girato il mondo e vissuto in solitudine. Inoltre anche a me sarebbe molto piaciuto cogliere qualche sfumatura in più del padre di Jintan, che invece rimane descritto troppo superficialmente.

    Detto ciò, per me resta un anime godibilissimo. Non vedo forzature nel comportamento dei personaggi, perché dobbiamo considerare che il trauma che hanno avuto dieci anni prima li ha paralizzati emotivamente. Perché in un certo senso è quello che possono fare episodi scioccanti, soprattutto se vissuti da piccoli. Quindi per quanto possa sembrare ridicolo, ci può stare che Yukiatsu si travesta da donna. O che Anaru sia ancora innamorata di Jintan, inchiodata nella cotta da bambini. Nel corso della serie si comprendono le difficoltà di tutti i ragazzi di guardare avanti: tutti bene o male presentano dei seri problemi, dovuti alla mancata elaborazione di un lutto. Quindi secondo me non vanno visti pensando che incarnino gli adolescenti qualunque.

    In ogni caso l’articolo è interessante e ben scritto.