Pensavo… il grinding

In questa pagina si chiacchiera di:

  • Cos’è il grinding
  • In quali giochi è presente
  • Quando è usato male e quando bene
  • I motivi che ci spingono a grindare

Piccoli grinder crescono

Pensavo, no?, a qualche anno fa, quando per la prima volta provai un gioco per PC. Era Tactical OPS: Assault on Terror, titolo che mi fu regalato da mio cugino. In realtà, credo si sia trattato di uno di quei prestiti che dopo un po’ si trasformano in regali, ma poco importa.

Andò più o meno così…

Era “un martedì di un mercoledì sera”. Stanco, dopo ore passate ad ascoltare le complicate lezioni della quinta elementare, mi avvicino a quel PC che somiglia ad un blocco di marmo. Con un gesto rapido, tolgo la polvere che copre il tasto di accensione… lo premo.

Frastuono. Baccano. Ruggiti. Imprecazioni.
La bestia divora-elettricità, dopo mesi di inutilizzo (sapete, Paint e Pinball dopo un po’ scassano), viene bruscamente risvegliata.

Arranca: i circuiti sono intorpiditi dal lungo letargo.
Sbuffa: dopotutto la vita da soprammobile non era poi così male.

Nel giro di pochi minuti, torna operativa e funzionante. Lo schermo luminoso attende: mi osserva, mi scruta… premo il pulsante del lettore CD.

Il demone informatico spalanca le fauci.

Inserisco il freddo disco di alluminio e chiudo lo sportello. Il rumore dell’elaborazione dati ricorda quello della masticazione: rabbrividisco.
I laser analizzano la superficie del CD, mentre lo schermo continua a fissarmi… mentre io fisso lo schermo.

D’un tratto, i lamenti cessano. Divento testimone di un miracolo del progresso umano:

Il launcher di installazione di Tactical OPS: Assault on Terror!

Ok, non era proprio questo lo schermo, ma passatemela.

Fu così che provai per la prima volta un gioco PC. Certo, alcuni particolari della storia sono fittizi, lo confesso, ma più o meno…

Ora, Tactical OPS è uno sparatutto in prima persona nato come mod nel ’99 e rilasciato come gioco a sé nel 2002. Il gameplay ricorda vagamente quello del ben più noto Counter-Strike: una squadra di terroristi deve innescare una bomba e una squadra di polizia deve tentare di fermarli. A inizio round si comprano le armi e “buona fortuna”.

Ricordo di averci passato pomeriggi interi, bloccato in quelle mappe che si susseguivano in ordine sempre uguale, utilizzando sempre le stesse armi, uccidendo i nemici che si posizionavano sempre negli stessi posti (l’IA all’epoca non era granché).

Sono convinto che questo titolo mi abbia iniziato a una meccanica che ormai troviamo in moltissimi titoli e che molti di voi avranno provato: il grinding.

Sì, ma cos’è ‘sto grinding?

Grinding“, e cito la wikipedia inglese, “is a term used in video gaming to describe the process of engaging in repetitive tasks”. Cioè, in soldoni, “fare e rifare la stessa cazzo di cosa, ancora e poi ancora”… a proposito, vi ho mai detto qual è la definizione di follia?

In Tactical OPS, il gameplay si basava sul grinding, e in particolare il modo in cui io lo giocavo amplificava questo elemento.
Stesse mappe, stesse armi, nemici che vanno negli stessi punti. Uccido i nemici, termina il round, ricomincio.

“Che noia!”, penserete voi.

Il grinding, però, non è rimasto sempre lo stesso nel corso degli anni: si è sviluppato, ha iniziato ad interessare generi differenti di giochi.

Uno dei mondi che fanno uso in più larga misura di questa meccanica è quello degli MMORPG. Si tratta di un genere che ho esplorato in lungo e in largo, subito dopo la mia prima esperienza con Tactical OPS.

Grinding su Metin2.

Il primo titolo MMORPG in assoluto, per me, è stato (reggetevi forte perché ha infettato d’odio l’anima di molti adolescenti) Metin2.

Si tratta di un gioco ad ambientazione orientale, sviluppato da una società sudcoreana, che ebbe un successo incredibile sia in Asia che in Europa.
Ancora oggi, a distanza di anni, viene giocato, e non solo da “vecchie glorie”!

Come si dice dalle mie parti: “Mica pizza e fichi!”.

Nel gioco si crea il proprio personaggio tra quattro differenti classi e, tra una quest completata e un mostro battuto, si sale di livello e si progredisce.

In questo titolo, così come in altri MMORPG, generalmente il grinding vede il giocatore in un’area circoscritta della mappa di gioco, impegnato ad uccidere gli stessi mostri per ottenere materiali od oggetti particolari che, una volta venduti agli altri giocatori, gli faranno guadagnare denaro investibile in seguito nell’acquisto di armi e armature più potenti per il proprio personaggio.

“Che rottura!”, penserete voi.

Odiamo la ripetitività, ma grindiamo comunque

Se vi è mai capitato di fare un giro in qualche forum di videogiochi, in particolare di MMORPG, a volte si parla di queste meccaniche che abbiamo appena visto, e gran parte delle persone si schiera contro il grinding, reputandolo noioso e tedioso, nonché potenziale demolitore dell’esperienza di gioco.

Addirittura, alcuni evitano di provare determinati titoli, spaventati dall’eccessivo grinding che gli altri giocatori denunciano.

Mai è capitato sul pianeta Terra che qualcuno se ne uscisse dicendo: “Oh, raga… a me alla fine grindare non dispiace”, e se mai è accaduto, il poveretto sarà stato gambizzato in un istante.

Però pensavo™, no?, se davvero è così noioso starsene in un’aiuola a scorrazzare per ore, aspettando che un mostriciattolo spunti fuori per sparargli un Solarraggio sul muso e catturarlo, perché ancora oggi c’è chi colleziona Pokémon?

Se davvero picchiare lo stesso Boss più e più volte per ottenere quel pezzo di armatura che ti serve “rovina l’esperienza di gioco“, perché il Lich King di World of Warcraft ha preso più schiaffi di Robin nel meme con Batman?

Se veramente è preferibile prendersi a ginocchiate negli occhi da soli, piuttosto che starsene ore e ore a completare la stessa quest, perché Candy Crush Saga è l’app più scaricata su Google Play e Apple Store?

Esatto, il grinding è presente in moltissimi (e sottolineo: moltissimi) giochi, inclusi i grandi successi dell’industria videoludica.

Voglio dire, non avete mai conosciuto quel tipo con un po’ di gobba e gli occhi spenti, che ricorda fiero i 9999 danni a colpo su Final Fantasy? Di sicuro non è arrivato a quel livello seguendo la story line.

Uno dei tanti schiaffoni presi dal Lich King.

E quell’altro tipo, magrolino e con tre paia di occhiali, che ha passato 1000 ore ad esplorare grotte in Skyrim e ora è capace di orientarsi in qualsiasi cunicolo della Terra?

Il grinding è dunque molto presente, anche se non nel 100% dei prodotti offerti dall’industria.
Esistono titoli come Uncharted The Last Guardian (cliccate per le nostre recensioni!), che si sviluppano in un continuo avanzamento e riescono quindi a rendere il grinding totalmente opzionale se non addirittura assente; esistono titoli come Dark Souls, dove grindare per ore permette di ridurre la difficoltà del gioco e di conseguenza il “gap” tra giocatori abili e giocatori meno abili (quindi è opzionale); e poi esistono titoli come Metin2, che fanno del grinding estremo il loro punto di forza.

Perché allora, se queste meccaniche sono così poco amate, continuiamo a giocare i videogames che le usano?

Il grinding noioso e quello piacevole

Per quanto il concetto di base sia lo stesso, il modo in cui viene gestito il grinding fa la differenza. Perché a volte il grinding risulta frustrante e perché a volte ci sembra divertente?

Per quanto riguarda la prima opzione, possiamo dire che sicuramente se il grinding risulta negativo, è perché le meccaniche del gioco in questione non sono entusiasmanti. Spesso capita di provare un titolo “decente”, e nell’istante in cui ci viene richiesto di grindare, il gioco smette di essere “decente”, specie in titoli in cui il grinding è necessario per passare alla fase successiva della storia. Com’è facile immaginare, è in casi simili che il giocatore comincia a disprezzare il gioco o addirittura lo abbandona.

Un po’ come negli RPG (in particolare MMORPG), in cui per continuare la main quest, il paesano chiede “200 dita di orco”… poveri orchi e poveri noi. Se, per dire, il sistema di combattimento non è nulla di particolare, sarà molto più difficile trovare la voglia di investire il proprio tempo libero in quella attività.
Anche perché, bisogna sempre tenere presente che il grinding richiede tempo.

Quando, allora, il grinding diventa addirittura piacevole?

Quando le meccaniche di gioco sono interessanti e divertenti.
Prendiamo per esempio i Final Fantasy, in particolare Final Fantasy XIII.
Il boss finale di Final Fantasy XIII, costringe il giocatore a sterminare orde di nemici prima di affrontarlo, per migliorare equip e stat, perché altrimenti: “puoi essere pro quanto vuoi, ma con una sberla ti spara il disco fuori dalla console”, come dice un altro membro di Roba da Nerd.

Quando i soprammobili grindano al posto tuo.

Parliamo di un gioco con una trama interessante, un sistema di combattimento fluido e piacevole, un’ambientazione e una grafica ottime… passare qualche ora ad uccidere mostri, magari approfittandone per fare un po’ di “test” in termini di combattimento, non suona poi tanto male.

Tutto qui? Ovviamente no.

Bisogna anche pensare al momento in cui il grinding viene inserito nel gioco. Nel caso di Final Fantasy XIII, siamo vicinissimi al boss finale, quindi sarà molto più difficile abbandonare il gioco: siamo a un passo dalla meta!
Sicuramente, la questione sarebbe stata molto diversa se fosse stato richiesto all’inizio.

Inoltre, anche il coinvolgimento del giocatore nella trama è differente. Si è immersi nella storia, alla fine, e si combatte (leggi: “grinda come dannati”) in un’ottica diversa. Se ci trovassimo a dover battere 500 volte lo stesso nemico con un personaggio che non conosciamo, in un mondo che non comprendiamo, senza uno scopo preciso, la questione diventerebbe molto meno interessante.

L’immersione e la motivazione

L’immersione è davvero importante per rendere il grinding piacevole. Ricordate l’esploratore di grotte su Skyrim di cui abbiamo parlato prima? Ecco, lui, come me, ha deciso di investire tutto quel tempo in un’attività estremamente ripetitiva (trova la grotta, elimina i nemici, cerca loot interessante, ripeti) perché il gioco è riuscito a farlo sentire parte del mondo virtuale.

In Fallout: New Vegas, si ha l’impressione di essere in un mondo reale, per quanto assurdo, e andando avanti ci si rende conto che le nostre azioni influenzano quel mondo: siamo importanti. Questa consapevolezza, ci spinge a grindare anche quando non richiesto o non necessario, per il semplice fatto che ci si sente quasi in dovere di affrontare le missioni che il titolo offre nella miglior condizione possibile, per assicurare una più alta percentuale di successo e di conseguenza un impatto sul mondo di gioco migliore.

I rischi dell’immersione.

Ora, non sono di quelli che osannano la saga di Fallout o i The Elder Scrolls, ma al di là dei difetti, se un gioco riesce a far grindare un giocatore anche quando non serve, per quanto mi riguarda ha vinto tutto.

Anche perché, il grinding in qualche modo “allunga la vita” al titolo che sa sfruttarlo correttamente. Skyrim, così come Fallout, senza grinding ha una longevità molto bassa, invece entrambi offrono moltissime ore di gioco perché riescono a rendere la ripetizione piacevole.

Altro fattore fondamentale per un grinding “positivo” è la motivazione. Questa può venire dal gioco stesso, ad esempio tramite una trama entusiasmante, o dal giocatore.

Perché Counter Strike: Global Offensive possiede un numero di utenti attivi così grande e con così tante ore di gioco? Perché le persone che ci giocano puntano a migliorare, a diventare più forti. Il gioco in sé è molto ripetitivo, ma progredire nelle partite classificate è una motivazione sufficiente a tenere incollati allo schermo migliaia di giocatori. Inoltre, si fa parte di una squadra composta da altre persone, e si cerca di dare il meglio di sé per non risultare un peso per i propri compagni.

La gratificazione

Un fattore strettamente correlato alla motivazione è la gratificazione. Spesso il grinding diventa se non “piacevole”, quantomeno “tollerabile”, perché conduce alla soddisfazione.

Nel caso dei MOBA come League of Legends, ad esempio, il giocatore affronta partite su partite, nella stessa arena e spesso con lo stesso Campione, a volte addirittura arrabbiandosi con i suoi compagni di squadra o stressandosi per una losing-streak. Perché lo fa? Perché può capitare di essere il migliore della partita, o di vincere un match combattutissimo per un’azione spettacolare che noi abbiamo compiuto. Eventi come questi sono molto gratificanti e fanno sentire felice il giocatore, lo fanno divertire.

E questo concetto non è applicabile unicamente ai MOBA. Tornando agli MMORPG, non è raro vedere persone che investono decine di ore a grindare e grindare per ottenere alla fine del processo un equipaggiamento ottimo.
La gratificazione, non sta tanto nell’ottenere l’ottimo equip, ma nel vederlo “in azione”. Nel vedere che ora, durante un raid con altri 30 giocatori, riusciamo a portare avanti il gruppo; nel vedere che durante una guerra fra Gilde, riusciamo finalmente a sconfiggere gli avversari e a prevalere. In quei momenti il giocatore pensa: “Sì, ne è proprio valsa la pena!” e non è spaventato dal dover tornare a grindare per altre ore, perché sa bene che facendolo otterrà un equipaggiamento migliore di quello attuale e si sentirà ancora più soddisfatto.

Questo tipo di gratificazione, infatti, aiuta anche a livello di mindset quando poi si dovrà affrontare una nuova sessione di grinding. E’ per questo motivo che io spesso mi ritrovo tra quelli che:

“Oh, raga… a me alla fine grindare non dispiace”

Quando torni a fare PvP dopo 50 ore di grinding.

“Mi metto lì, con un po’ di musica in sottofondo, e mi rilasso. Tiro pugni a destra e a manca, completo quest, stacco le dita agli orchi e poi mi prendo quell’armatura da paura che quando torno a fare la Guerra fra Regni ce ne vogliono cinque per buttarmi giù.”

Perciò, vi dico: non fate di tutto il grinding un fascio. Amate il grinding, gente, ma quello buono.

E voi? Qual è stato il gioco che vi ha iniziato al grinding? Quali pensate siano i motivi che spingono le persone a sterminare nemici in cerca di armi o a demolire montagne in cerca di materiali?

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Claudio Montani

Studia Lingue e Civiltà Orientali alla Sapienza di Roma. Sommelier di meme che nel tempo libero pratica powerlifting e tenta di far aderire il suo equilibrio psicologico all'immagine di una placida campagna primaverile.