Non sei mica il mondo – L’uomo montagna [Recensione]

Questa volta vi propongo una doppia recensione su due opere edite dalla casa editrice Tunué per la sezione Tipitondi, “Non sei mica il mondo” e “L’uomo montagna”.

Ho deciso di recensire insieme Non sei mica il mondo e L’uomo montagna pubblicate dalla casa editrice Tunué dal momento che entrambe, seppur in modo differente, presentano un suolo comune, ossia affrontano il tema della crescita.

Nella prima opera l’autore Raphaël Geffray ci mostra un lato scuro e doloroso di questo passaggio così delicato raccontando la storia del piccolo protagonista Bené, un bambino di otto anni che, dopo essere stato allontanato da cinque istituti perché troppo violento, arriva alla Scuola del Sorriso dove viene accolto da una preside fredda e distaccata che lo assegna alla classe della maestra Valentine. Quest’ultima è una giovane donna tenace che si prenderà a cuore Bené e cercherà con tutte le sue forze di educarlo non arrendendosi all’idea di considerarlo come un caso disperato e irrecuperabile.

La seconda storia invece, realizzata da Séverine Gauthier e Amélie Fléchais, assume toni dolci e caldi conducendoci in un mondo fiabesco dove un bambino coraggioso decide di intraprendere un lungo e difficoltoso viaggio alla ricerca del vento più forte per aiutare suo nonno nel suo ultimo viaggio. Durante il cammino incontrerà tanti nuovi amici che lo aiuteranno nell’impresa e nel suo personale percorso di crescita.

Non sei mica il mondo: un’opera profonda e dolorosa

Posso iniziare col dire che ho apprezzato moltissimo le due opere, entrambe molto profonde e interessanti. La prima mi ha colpito soprattutto per lo stile narrativo e per la scelta dell’autore di gettare una luce nuova e crudele su un periodo solitamente risparmiato dalle brutture della vita, un mondo protetto e ovattato dove il male sembra essere quasi estraneo e lontano. In questo caso invece siamo trasportati nell’infanzia dolorosa e fredda di un bambino problematico, rifiutato da una madre che non si prende cura di lui e da un’istituzione che invece di accoglierlo e aiutarlo, se ne vuole liberare.

Unico volto umano è quello della maestra Valentine, che da vera educatrice e con il cuore di madre, non guarda al bambino con pietà o con rassegnazione ma con decisione, intraprendendo con lui un percorso formativo per aiutarlo a recuperare le profonde lacune derivate da un’educazione carente e discontinua. La donna sembra essere l’unica figura nell’ambiente scolastico ad essere pienamente responsabile e consapevole del ruolo che è chiamata a svolgere, un compito complesso e faticoso ma fondamentale. Il volto invece negativo di tale istituzione è rappresentato dalla direttrice indifferente alle difficoltà di Bené di integrarsi con gli altri bambini e di esprimere il proprio malessere che resta inascoltato e confinato nel profondo.

Ad amplificare la drammaticità e il senso di solitudine provato dal protagonista è lo stile cupo e grottesco dei disegni che in alcune scene si perde in semplici e confusi tratti scuri. Una storia quindi emozionante gestita con una narrazione fluida e dal taglio cinematografico che consiglio di leggere soprattutto ad un pubblico più adulto.

L’uomo montagna: una storia delicata e sognante

La seconda invece è un tripudio di colori e sensazioni. La disegnatrice Amélie Fléchais, già autrice di un altro gioiello visivo Lupetto rosso (per leggere la recensione cliccate qui), ci conduce anche stavolta in un mondo fiabesco raccontandoci l’incredibile viaggio di un bambino verso la montagna più alta, rifugio del vento più forte. Il suo cammino solitario è animato dall’incontro di esseri parlanti e magici.

L’opera è quindi la metafora del percorso di crescita che ognuno di noi si trova a dover compiere. Nel fragile e importante momento di passaggio dall’infanzia all’età adulta, siamo affiancati da persone che ci possono indicare la via e favorirci la salita ma siamo noi che dobbiamo camminare con le nostre gambe sospinti da passioni, desideri, speranze e sogni. Facciamo tutti parte, come cantava Ivana Spagna, “del cerchio della vita” e così come i nostri genitori, i nostri nonni e ancor prima, i nostri avi, siamo chiamati a prendere il nostro posto nel mondo protetti dall’abbraccio caldo dei nostri affetti famigliari che rappresentano il nostro rifugio sicuro e accogliente, le nostre radici.

Una storia adatta a piccoli e grandi che fa bene al cuore e agli occhi con una colorazione tenue e semplice dal gusto delicato e sognante capace di regalare riflessioni importanti e significative trasportandoci in un mondo creato con maestria e cura.

Concludo quindi consigliando la lettura delle due opere Non sei mica il mondo e L’uomo montagna entrambe disponibili in libreria e sullo store online della casa editrice Tunuè.

 

Non sei mica il mondo: VOTO  7

L’uomo montagna: VOTO  7

Giulia Aversente

Appassionata di arte, amante di fumetti, affamata di libri e divoratrice di film...