Martyrs

Tra l’horror e l’ascetico “Martyrs“, scritto e diretto da Pascal Laugier, è stato il film “scandalo” presentato in anteprima al 61° Festival di Cannes e proiettato anche al Festival Internazionale del Film di Roma.

Devo dire che questo film mi ha particolarmente colpito per la crudezza delle scene anche se, in definitiva, il finale risulta piuttosto scontato.

Trama

Il film comincia con un flashback: una bambina che fugge seminuda, sporca e ferita. La bambina si chiama Lucie (Mylene Jampanoi) e non ricorda bene cosa le sia successo, ma con la sua amica Anna (Morjana Alaoui) è determinata a scoprirlo. Così Lucie irrompe in una casa ed uccide brutalmente una famiglia: ha finalmente trovato i suoi aguzzini, quelli che anni addietro la torturarono prima che riuscisse a scappare.

Purtroppo però quelli reali non sono i soli mostri che la ragazza deve combattere, delle strane visioni infatti assalgono Lucie: un essere ripugnante le fa del male. Eppure c’è qualcosa di familiare in quella creatura e alla fine la giovane si ricorda di quell’altra prigioniera, quella che non aveva aiutato per mettersi in salvo, è lei che la sta tormentando.

Al culmine dell’esasperazione Lucie si uccide sotto gli occhi di Anna che, rimasta sola, decide di scoprire cosa si nasconde in quella casa.

Così trova la stanza delle torture e di cui le aveva parlato la sua amica, ma sfortunatamente per lei non è sola. Sono nel frattempo sopraggiunti un gruppo di uomini che la catturano. Arriva quindi un’anziana signora che spiega alla protagonista il loro scopo: torturare giovani donne al fine di farle raggiungere quello stato di estasi, proprio come i martiri cristiani, e scoprire il mistero che si cela dietro la morte.

È così che inizia per Anna una lunga e lenta agonia per raggiungere quella realtà intermedia tra la vita e la morte…

Un film di violenza

Martyrs può essere considerato un horror fuori dagli schemi e la violenza che traspare da ogni scena è finalizzata a farne comprendere la totale insensatezza.

Le torture che le due protagoniste subiscono e la loro lenta e definita rappresentazione si sofferma sull’orrenda spersonalizzazione che le ragazze sono costrette a patire. Non più persone, ma oggetti finalizzati ad uno scopo assurdo: scoprire l’impensabile, ovvero cosa si nasconde dopo la morte.

Così i vani tentativi di ribellione cedono infine il passo all’accettazione del proprio miserrimo destino, le disumane sevizie diventano abitudine. E tutto solo per vedere quello sguardo, per un segreto che non potrà mai essere svelato.

recensione

Conclusioni

Concludo consigliando la visione di questo film fatto più che di parole di immagini e gesti strazianti, ma anche molto riflessivo e che, in generale, può essere considerato un buon prodotto.

VOTO: 7.5

Irene Sciamanna

La passione per il cinema e la lettura mi hanno accompagnata fin dalla tenera età regalandomi forti emozioni e aiutandomi nel percorso di crescita emotiva e personale.