Lo chiamavano Jeeg Robot – Recensione

Volevo presentarmi, sono Lorelei95 e sono stata circuita da Roba da Nerd perché aveva disperatamente bisogno di dattilografi sottopagati. Quindi eccomi qui a parlarvi di cinema, in particolare volevo recensire Lo chiamavano Jeeg Robot.

Cominciamo bene!lochiamavanojeegrobot

Innanzitutto vorrei partire da una riflessione abbastanza semplice: quando andiamo al cinema, difficilmente andiamo a vedere un prodotto italiano, siamo assaliti invece da produzioni internazionali che riempiono le nostre sale di Reboot e Remake e Cinefumetti e Sequel di qualche grossa saga conclusasi anni e anni fa.

E di italiano cosa rimane? Cinema d’autore di altissima qualità, ma con un contenuto non facilmente fruibile, vedi Il racconto dei racconti, Youth – La giovinezza e La grande bellezza, che si è accaparrato l’Oscar al Miglior film straniero nel 2014; tuttavia tolto questo? Ci restano tutta una serie di prodotti ascrivibili alla commedia, al comico, al racconto romantico sporcato leggermente da qualche tinta drammatica o, in ultimo (i miei preferiti, badate bene), i Cinepanettoni, che non ha davvero senso dirvi cosa sono, perché sono lì, nei nostri cinema dal 1983, e nonostante esistano persone che possano apprezzarli, (altrimenti non ne farebbero altri) come italiana che ama il cinema e conosce un poco di quello che l’Italia ha fatto e insegnato in questo gigantesco settore, leggere che: “Il cinepanettone racconta la storia del nostro Paese meglio di tanti film autoriali che non hanno lasciato il segno”, mi fa venire il capelli dritti. Perché se De Sica vuole continuare a fare Cinepanettoni, è liberissimo di farlo, ma che altri registi e autori italiani non abbiano la possibilità di sperimentare e di mettere in scena nuove storie, solo perché in anni il nostro cinema ha vissuto unicamente di questi film, non mi sta bene.

E finalmente arriviamo a Lo chiamavano Jeeg Robot, direte voi: apprezzo la pazienza, credetemi.

Zing2_optMa ho fatto un incipit così lungo proprio perché ritengo questo film di una tale portata innovativa che non presentarvi il mondo da cui si discosta mi sembrava riduttivo. Per non apparirvi eccessivamente esaltata dirò cosa non mi è piaciuto, per cominciare:

-la lunghezza; sono due ore, il che rientra negli standard medi di un film. Tuttavia in alcuni tratti sembra quasi trascinarsi, non è pesante, ma comunque ci si domanda: «Perché mi stai facendo vedere questa cosa?» che tradotto significa “totalmente inutile ai fini della trama o drammaticamente ridondante”.

-la recitazione della madre che fa l’incidente in macchina (niente spoiler, magari convinco qualcuno di voi a guardarlo); credo di aver riso, non mi avrebbe convinto nemmeno se avesse fatto una pubblicità dell’8×1000, dove non recitano in effettiva, c’è una voce narrante.

E con questo direi che ho concluso i lati negativi. Davvero, non scherzo.

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La recitazione di Claudio Santamaria, Luca Marinelli e Ilenia Pastorelli, rispettivamente l’eroe, l’antagonista e la donna dell’eroe è valso a tutti e tre un David di Donatello. Il regista Gabriele Mainetti li ha resi vivi, non sono personaggi rigidi nei propri ruoli, non sembra che stiano semplicemente leggendo la loro battuta sul copione mentre li ascolti e tutto questo è ancora più strabiliante se si pensa che recitano in romanesco. Il montaggio delle scene, la luce e la scenografia sono qualcosa che mi hanno colpito, non hai la sensazione ti stiano vendendo un prodotto finto, come capita troppo spesso, quella che vedi è Roma, i personaggi sono reali, le vite vere.

Però non vi ho ancora detto di cosa tratta, questo benedettissimo Lo chiamavano Jeeg Robot! 

Enzo (Claudio Santamaria) vive di furtarelli e per tentare di fuggire alla polizia si immerge nel Tevere entrando in contatto con delle sostanze tossiche. Febbre e vomito, al mattino si sente più forte di prima, perché effettivamente qualcosa  è cambiato, ma non se ne preoccupa e va piuttosto ad assistere un collega nel recupero della droga (attività di tutti i giorni, penserete voi). Da questo si originerà un gran casino, che includerà una ragazza mentalmente instabile convinta di vivere in un anime (Ilenia Pastorelli) e un aspirante boss della malavita romana egomaniaco e megalomane con una certa predilezione per Anna Oxa e Loredana Bertè (Luca Marinelli). Vedrete un eroe “a cui non frega un cazzo” del mondo intero: ma forse sto mentendo.

E’ un film con un supereroe e un super cattivo, all’italiana, che vi commuoverà, che mi ha dato fiducia.

Dire che un bel 9 non glielo toglie nessuno.
P.S. Lo chiamavano Jeeg Robot salverà il cinema italiano.

 

Chiara Toneguzzo

Studia Storia a Ca' Foscari, Venezia. Tra una guerra dei Cent'anni e un'epidemia di peste, si nasconde a guardare film, leggere fumetti e giocare da tavolo. Essenzialmente venera troppi fandom, ma chi sano di mente non lo farebbe?