Lion – La strada verso casa: Recensione

Lion – La strada verso casa corre per gli Oscar 2017 per la categoria Miglior Film, Miglior Attore Non Protagonista, Migliore Attrice Non Protagonista, Migliore Sceneggiatura Non Originale, Migliore Fotografia, Migliore Colonna Sonora, per un totale di 6 candidature!

Per prepararci al meglio alla notte degli Academy Awards passiamo alla recensione del film Lion.

Tratto dal  libro di memorie La lunga strada per tornare a casa, il film racconta la storia vera di Saroo Brierley, interpretato prima da Sunny Pawar e poi da Dev Patel, candidato come Miglior Attore Non Protagonista. Del cast fanno parte anche Rooney Mara, David Wenham e Nicole Kidman, candidata come Miglior Attrice Non Protagonista.

Il film racconta la vita di Saroo Brierley, bambino indiano  di 5 anni che sfortunatamente sale su un treno che lo porterà lontano da casa ben 1600 chilometri fino a Calcutta. Qui nessuno parla l’hindi e starà a Saroo sopravvivere da solo in mezzo a questa gigantesca metropoli. Incrocerà la strada di mercanti di bambini come di uomini che vogliono il suo corpo; non può fidarsi di nessuno perchè anche chi si dimostra buono vuole in realtà ottenere qualcosa da lui. Finalmente, dopo mesi a vivere per la strada, verrà portato in orfanotrofio: purtroppo la polizia non riuscirà a trovare sua madre o suo fratello, nonostante i molti annunci sul giornale. E’ chiaro che per quanto Saroo si sforzi di dare il nome del suo villaggio questo deve essere sbagliato.

Anche l’orfanotrofio non è un posto accogliente, in molte occasioni il film rimanda a crudeli violenze sui minori che, in quanto soli, non sono tutelati da nessuno. Tuttavia Saroo ha una possibilità di cambiare vita quando viene adottato dai coniugi australiani Hobart e vivrà felicemente, anche se sempre tra gli altri e bassi dati dal rapporto col fratello indiano anche lui adottato. Fino a questo momento Saroo è interpretato da Sunny Pawar, primo film per un giovane attore di 8 anni, che dimostra una buona capacità recitativa, che ci si augura possa continuare ad affinare.

Lion perciò si divide in due grandi blocchi temporali: la prima parte vede come protagonista Saroo a 5 anni e le vicende che gli accadono dal momento in cui si perde, totalmente recitato in hindi e in bengali mentre la seconda vede come protagonista Dev Patel per un venticinquenne Saroo che cerca di rintracciare il villaggio in cui è nato tramite Google Earth.

Saroo infatti ricorda dei dettagli della stazione da cui è partito e tramite un lungo percorso all’indietro lungo le possibili tratte che il suo treno ha seguito tenta di tornare a casa, da sua madre, sua sorella e suo fratello Guddu che non ha mai dimenticato. Un’operazione che gli occupa diversi anni, finchè non riesce a tornare finalmente al suo villaggio e incontrare coloro che aveva perso.

Lion si dimostra un film piacevole, in cui la sceneggiatura si maggiormente vincente nella prima parte, quella dedicata a Saroo bambino. La seconda vede una bella prova interpretativa di Dev Patel, ma la trama non si svolge fluidamente. Molti sono i momenti incentrati sulla frustrazione di Saroo di non riuscire nell’impresa, ma questa scelta non aiuta il proseguire della trama.

L’attenzione alla condizione infantile in India è sicuramente un elemento cardine nel film e propone un’ampia riflessione sull’istituzione dell’adozione e le sue dinamiche.

Che abbia davvero le possibilità di portare a casa qualche statuetta è da vedere. Molti dubbi in proposito.

Godibile. Voto 7.

Chiara Toneguzzo

Studia Storia a Ca' Foscari, Venezia. Tra una guerra dei Cent'anni e un'epidemia di peste, si nasconde a guardare film, leggere fumetti e giocare da tavolo. Essenzialmente venera troppi fandom, ma chi sano di mente non lo farebbe?