La battaglia di Hacksaw Ridge – Recensione

Altro film, altra recensione. Adesso è il turno de’ La battaglia di Hacksaw Ridge, film diretto da Mel Gibson candidato a 6 premi Oscar 2017.

La trama è basata sulla storia vera di Desmond Doss, primo obiettore di coscienza a ricevere la medaglia d’onore dal governo americano per il servizio reso durante la Seconda Guerra mondiale. Il film si compone di due parti distinte: la prima, in cui viene presentato Desmond, interpretato da Andrew Garfield, dove si mostra un momento della sua infanzia, la storia d’amore che instaura con un’infermiera e il periodo che trascorre in addestramento, essendosi arruolato volontario per la guerra. La seconda è invece incentrata sulla guerra nella battaglia di Okinawa, in particolare il reggimento è inviato a Hacksaw Ridge, dove gli americani devono riuscire a vincere le forze giapponesi sulla cresta rocciosa.

Desmond Doss è un soldato anomalo, perchè vuole partecipare alla guerra per salvaguardare i valori del proprio Paese senza però fare uso delle armi: è necessario dire che si propone come medico da campo. Questa sua volontà è messa a dura prova durante l’addestramento militare, sia i compagni che i superiori fanno di tutto perchè se ne torni a casa tuttavia persegue nel suo intento ovvero andare in guerra e prestare aiuto senza togliere alcuna vita, perchè saldamente ancorato al V comandamento che dice “Non uccidere”. Sarà anche sottoposto alla corte marziale, ma grazie al sostegno del padre (tramite dei rapporti intrecciati durante la Prima guerra mondiale), l’accusa decade e potrà partire per la guerra.

Qui, sullo sperone di Hacksaw Ridge, la guerra è brutale e orribile e il fornire assistenza medica sembra quasi impossibile. Accade quindi che il 77esimo reggimento, di cui fa parte Desmond Doss, riesce ad avanzare sulla linea di Hacksaw Ridge, ma già dal mattino saranno costretti a ritirarsi causa una gigantesca ondata di assalto giapponese. La ritirata causa un numero enorme di feriti, senza contare che gli americani devono richiedere un bombardamento d’artiglieria che copra la fuga.
Tutti scendono dall’inferno di Hacksaw Ridge, tutti tranne Doss, che è ben consapevole di quanti feriti necessitino di assistenza, non dimenticando che nel frattempo l’esercito nemico sta rastrellando le linee per trovare uomini vivi e ucciderli. Così Doss passerà tutta la notte, disarmato, a cercare feriti, assisterli e calarli giù dalla cresta.

E questa sua azione altruista ed eroica gli varrà la medaglia d’onore, per aver salvato ben 75 uomini.

Tuttavia, per quanto la storia vera abbia dell’incredibile e sia capace di commuovere, il film nel suo insieme non le rende merito.

Sembra che Mel Gibson abbia tentato di imporre i canoni dei suoi classici film (tra l’altro estremamente riusciti e meritevoli) a La battaglia di Hacksaw Ridge senza però riuscirci proprio a causa del suo protagonista: Desmond Doss  infatti, rispetto agli eroi di Gibson, non vuole nuocere a nessuno, ma solo essere d’aiuto.
La stessa sceneggiatura non funziona come dovrebbe perchè la prima parte, quella dedicata al corteggiamento e all’addestramento, appare stucchevole e noiosa, piena zeppa di stereotipi (se si guarda ai soldati della sua compagnia sembrano ciascuno voler ricordare l’italiano, il belloccio, il duro, ma buono, ecc.) e senza grandi momenti di rilievo.

La guerra poi viene presentata con 15 minuti buoni (almeno) di esagerata mattanza: Mel Gibson decide che per far capire quanto orrenda sia la guerra è necessario anche mostrare crani che scoppiano, ginocchia che saltano, intestini e budella rovesciate sul terreno, uomini bruciati dai lanciafiamme, cadaveri in putrefazione rosicchiati dai topi. Un’esagerazione che rimanda in alcuni momenti allo splatter e per quanto questo fosse essenzialmente ciò che accadeva in guerra il tempo dedicatogli è troppo e causa solo disgusto, non empatia.

Desmond Doss e il suo atto eroico coprono un arco di tempo relativamente breve (probabilmente la parte migliore del film), ma questo è quasi  subito messo in secondo piano, infatti non è ciò che si ricorda uscendo dal cinema. Il suo senso di giustizia, rappresentato dal medicare anche due giapponesi, è subito stroncato dalle logiche della guerra quando i suoi compagni li uccidono senza farsi scrupolo. E questa azione non fa altro che riproporre lo schema più e più volte ribattuto nel film della contrapposizione tra americani buoni e giapponesi cattivi, senza tener conto che la guerra è orribile per tutti o dimenticando di fare riferimento  alle due bombe atomiche sganciate su Hiroshima e Nagasaki.
In più l’interpretazione di Andrew Garfield  non rende merito al vero Desmond Doss a causa della costruzione stessa del film e quindi la sua candidatura sembra immotivata se messa a confronto con quella che poteva invece ottenere per Silence.

La fine si riduce ad un assalto dei sopravvissuti americani che riescono a piegare le forze giapponesi, aprendo la strada alla presa di Okinawa; qui Doss viene ferito e mentre viene fatto scendere da Hacksaw Ridge con  la lettiga improvvisamente viene fatto ascendere al cielo, con un braccio buttato fuori in una sorta di Pietà.

In conclusione, il film è male costruito e Desmond Doss appare secondario, alcune scene sono inconcludenti o eccessivamente stereotipate (e non ho parlato del fatto che nell’esercito americano non appaia neanche un soldato di colore), non è capace di creare grandi emozioni e lo spezzone di documentario alla fine del film sembra solo un’aggiunta di cattivo gusto per guadagnare un poco di autorità dalla realtà quando il film non è capace di farlo da sè.

Un film di guerra poco riuscito, che poteva dire tanto, ma nemmeno ci prova. Voto 6.

 

Chiara Toneguzzo

Studia Storia a Ca' Foscari, Venezia. Tra una guerra dei Cent'anni e un'epidemia di peste, si nasconde a guardare film, leggere fumetti e giocare da tavolo. Essenzialmente venera troppi fandom, ma chi sano di mente non lo farebbe?