Journey – Recensione Ps4

 Journey approda anche su Playstation 4. Vediamo al dettaglio questa remastered del piccolo capolavoro di Jenova Chen

Sono passati ormai tre anni da quando Journey ha fatto la sua comparsa nello store Ps3. Il controverso titolo di That Game Company esce finalmente anche su Ps4 con diverse features classiche delle remastered, quali la risoluzione grafica a 1080p nativi e 60fps.

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Esperienza Ludica tra sabbia e montagna

Recensire un gioco come Journey è davvero arduo perché alla prova dei fatti c’è poco e niente sul fronte del gameplay.

Pad alla mano, Journey si mostra per quello che il titolo chiaramente allude; un viaggio che il nostro alter ego dovrà intraprendere per raggiungere una monumentale montagna alla cui sommità risplende perenne una luce biancastra.

Inizieremo in un deserto pieno di lapidi antiche per incamminarci verso innumerevoli posti tra Rovine di città sommerse e luoghi dal sapore orientaleggiante che richiamano l’arte araba.

Sul fronte del gameplay bisognerà percorrere diversi livelli molto lineari stando attenti a raccogliere una serie di simboli luminosi utili ad allungare la nostra sciarpa che ci permetterà così di librarci in area molto più a lungo.

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Superficiale nei contenuti ludici, profondo dal punto di vista morale ed artistico

Ci saranno solo due puzzle ambientali in tutta la run necessaria per completare il titolo e sono di una facilità disarmante, facendoci ben intendere che il gameplay nudo e crudo non è il focus del titolo, ma è l’esperienza artistica il vero perno attorno al quale ruota l’intera produzione.

Journey vuole coinvolgere il giocatore in un’esperienza ascetica nella quale il gameplay è solo un pretesto per mostrarci cosa Jenova Chen (art director di That Company) aveva intenzione di creare. Il viaggio può essere affrontato da soli o in compagnia. Difatti durante le nostre run avremmo modo di incontrare altri giocatori. Non potremmo parlare con loro né sapere come si chiamano, se non alla fine. Unica forma di comunicazione consentita passa attraverso il potere dei simboli che ci permette di “bippare” il proprio segno per avvertire o provare ad informare il nostro compagno su qualcosa che abbiamo visto.

L’arte della musica, “noi siamo nati per questo” cit.

Sicuramente uno dei punti forti del titolo è la qualità delle musiche che accompagnano l’intera esperienza. Ogni brano si sposa in maniera impeccabile con ciò che avviene su schermo come una perfetta armonia generale. Il compositore Austin Wintory è riuscito nell’impresa di creare quello che io chiamo il perfetto dualismo tra video e audio. La canzone di coda, “I was born for this” è a mio avviso un capolavoro capace di trascinare chi ascolta in un sogno unico e meraviglioso.

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Fine del viaggio

Concludo quindi consigliando questo titolo che può essere tranquillamente acquistato in qualunque store ad un prezzo di circa 13€. Per chi come me lo avesse già precedentemente preso per ps3 può scaricarlo anche su ps4 senza dover pagare nulla.

Journey è la forma d’arte più naif nel mondo dei videogiochi. Una perla di rara bellezza che dovrebbe essere ammirata da tutti, videogiocatori o meno.

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Voto 9

Valerio Aversente

Cultore videoludico fin dalla giovane età. Nato a pane e Final Fantasy mentre faceva due spari anche su DOOM. Reputo il videogame la nuova forma di arte interattiva, solo il tempo mi darà vera ragione al riguardo. Sculaccia Pinguini su commissione, previo pagamento anticipato.Tidus amerà per sempre la sua Yuna.