Giornata tipica di un fotografo matrimonialista

Bhè io nasco come fotografo sportivo ma da non molto sono entrato in questo ramo della fotografia a mio parere divertente e pieno di onori (se tutto fila liscio!). Esempio di fotografo matrimonialista del SUD Italia.

 

CAPITOLO I – L’ARRIVO

Il venerdì, giorno prima del matrimonio, ci si organizza con il materiale, si preparano batteria, SD e XQD, si mettono a caricare le batterie per i flash esterni, si puliscono gli obiettivi, stativi, monopiede, treppiede e quant’altro. Una leggera cena e di corsa a dormire. Sveglia alle 05:30 del sabato seguente, ricontrollo generale di tutto il materiale (poi alla fine ci saremo dimenticati solo di un “banalissimo” pannello riflettente), caffettino, ci infiliamo tutti e quattro in auto e ci dirigiamo verso il paese degli sposi. In primis, un velocissimo sopralluogo della casa dello sposo per poi fiondarci alla casa della sposa, già affollata alle sette del mattino quasi, da “personale autorizzato e non”, catering, moka sul fuoco da 40 tazze di caffè ognuna, dolci, rustici, fiori per tutto il giardino e dentro la casa, quasi come se fosse un altare devono alla Madonna di Lourdes, insomma chi più ne ha più ne metta.

CAPITOLO II –  IL PRIMO APPROCCIO CON LA SPOSA

Scarichiamo l’attrezzatura dall’auto portandola e invadendo, letteralmente, casa della sposa, trasformandola in uno studio fotografico all’avanguardia. Andiamo a presentarci ai familiari che solo per quel giorno, stranamente, si moltiplicano, ti ritrovi parenti con l’accento del Trentino o Toscani e allora pensi se veramente hai sbagliato matrimonio o se è l’inizio di incubo. Prendiamo subito la macchine, una con grandangolo e l’altra con tele, la terza invece usata solo ed esclusivamente per video ed una quarta di backup (non si sa mai!!!). Il primo approccio con la sposa è piacevole, sposa incantevole, magnifica anche di primo mattino e poco preparata. Le prime lotte si hanno con truccatori e parrucchieri, il mio sguardo, tormentato, si posa involontariamente sul volto santo di Cristo e sospirando annuisco tra me e me che andrà tutto bene, anche stavolta! Dopo aver consumato altri due caffè e aver dato già due calcetti (in modo simpatico) ai cani della sposa, che ti vanno ad annusare anche dove non batte il sole, ci accingiamo, finalmente, a lavorare.

CAPITOLO III – UNA SPOSA BELLISSIMA

Una volta completati i lavori dei truccatori e parrucchieri ci spostiamo nei piani superiori, precisamente nella stanza da letto dei genitori. La sposa, incantevole, bellissima, occhi luminosi e profondi, pelle leggermente ambrata, capelli chiari, fisico da modella (quale era in realtà), ci rende tutto molto semplice per la realizzazione dei nostri lavoro. Scatti sul letto, artistici, con velo, scalza e quant’altro un fotografo più o meno esperto abbia nel suo repertorio. Pensando che, mediamente, l’orario lavorativo di individuo inizia intorno alle nove del mattino, poco più o poco meno, per un fotografo, alle ore undici del mattino significa già aver consumato quasi quattro ore piene di lavoro, ma ciò che potrebbe rendere “stressante” un matrimonio non è la sposa o lo sposo in se per se, è a “A’ SUOCER”! Ma di questo ne parleremo a breve. Finiamo così gli scatti a casa della sposa mentre uno dei tre colleghi presenti, nello stesso frangente, si reca a casa dello sposo per definire gli scatti (lavoro nettamente più semplice rispetto alla controparte). Smontiamo tutto rapidamente per poi rimontare il tutto nel cortile e creare qualche sorta di lavoro sotto altra location. Il tempo comincia a remarci contro, ultimando gli scatti all’aperto ricarichiamo tutto sull’auto per poi recarci in chiesa.

CAPITOLO IV – LA SCOMUNICA DA PARTE DEL PRETE LOCALE

Il tempo, per un fotografo, è tutto (oltre la luce è chiaro), di conseguenza un lavoro fatto a regola d’arte deve seguire delle tempistiche non indifferenti. Arriviamo dunque alla chiesa giusto in tempo recandoci, senza degnar del minimo rispetto del loco (con croce o leggero inchino, ma il tempo veramente era breve) , all’entrata laterale (per farvi capire, dove il prete si cambia per celebrare la messa), così senza guardare in faccia a nessuno riponiamo tutto il materiale, mentre montavamo i flash sull’altare si avvicina un signore in abiti civili chiedendoci di rispettare la sacralità del luogo facendo il minimo rumore e di non intralciare la cerimonia (tutto ciò ve lo narro in maniera riassuntiva e diplomatica, senza palesare  il disappunto forte del prete).  Cominciamo a scattare catturando tutto ciò che si può catturare, degno di un vero reportage di guerra più che giorno di gioia. Il rombo della ferrari 450 spider (dello sposo) si comunica che restano pochi minuti per ultimare gli ultimi scatti. Arriva la sposa e ci diamo sotto, ponendoci quasi come chirichetti del prete (forse la troppa invadenza nel voler raccontare il matrimonio sotto ogni punto di vista). La cerimonia giunge al termine e ci apprestiamo a seguire la sposa e allo stesso tempo non essere travolti dalle valanghe di riso pronte per essere lanciate dai parenti e cuori fuori al sagrato della chiesa, talmente  tanto di quel riso da poter sfamare una mensa dei poveri per tre giorni. Smontiamo nuovamente tutto e carichiamo tutto sull’auto. Ora voi sicuramente starete pensando, vabbè andranno in un posto carino a fare le foto e poi al ristorante……. NO! Seguite la lettura e capirete.

LA SUOCERA – AMICA E NEMICA

Scrivo due righe solamente, per chi stesse leggendo, per parlarvi di questa figura. Una persona che non dorme per tre giorni, da prima del matrimonio sino al giorno dopo, che si prepara più della sposa, che parla sempre, quasi come se il matrimonio fosse il suo, quella persona che ve la trovate sempre fra i piedi e ti da consiglio anche sulla composizione delle foto come se fosse il tuo direttore della fotografia, una persona che se te la riesci a fare amica ti apre le porte del paradiso, colei che riesce anche a farti elargire una bella mancia oltre il tuo compenso, una persona che riesce a bloccare il traffico cittadino per far passare l’auto degli sposi in orario di punta, ma allo stesso tempo, se una persona che se te la fai nemica, ha il potere di renderti quella giornata la peggiore della tua vita (morte compresa).

CAPITOLO V – MODELLO “SCARFACE”

Una volta usciti dalla chiesa, i novelli sposi a bordo della 450 spider, scorazzano per tutto il paese seguiti dalla carovana delle auto dei parenti, suonando e provocando qualsiasi tipo di rumore possibile pur di attirare l’attenzione. A nostra volta, con un auto più o meno normale, cerchiamo di restare incollati al bolide dello sposo riuscendo a catturare qualche pezzo di video per il montaggio finale. Dopo la chiesa generalmente ci si reca in un bel posto per scattare foto agli sposi in tutta tranquillità e pace, lontani dai parenti, ma non questa volta. La nostra meta è casa dello sposo, palazzina di moderna costruzione con cortile antistante per la sua ferrari, ascensore interno, si perchè fare un piano a piedi fa male alla salute. Entriamo nel grandissimo salone e la prima cosa che mi viene in mente è il film di Al Pacino “Scarface”, ve lo ricordate? Bhè eccovi un immagine giusto per rendervi un’idea:

Fotografo Matrimonialista

la piccola vasca però non c’era ma in compenso vi erano tre lampadari di color arancio fluorescente molto appariscenti, come ogni cosa di quella giornata ovviamente, una tv dentro ad una parete in legno, l’angolo bar e degli AK-47 appesi al muro…… SCHERZO ahahah. Un primo buffet lo consumiamo qui e finalmente anche noi possiamo dissetarci e mangiare qualcosa continuando comunque il nostro lavoro di reportage matrimonialista. Di certo non mancava il parente e l’amico che del matrimonio non se ne sono fregati proprio ma pensavano alla ferrari nel cortile, credo che solo in quella giornata l’antifurto di quell’auto avrà suonato una cinquantina di volte. Ore 13:30 circa, il buffet, che al SUD se non ti stai attento ti vende anche tua madre per mangiare qualcosa, finalmente finisce, pronti quindi per lavorare a delle foto professionali solo con gli sposi…… si…..

CAPITOLO VI – PAPERON DE PAPERONI

Vi siete mai chiesti un fotografo quanto guadagna? Bhè non vi starò a raccontare le nostre cifre ma potete farvi un’idea, soprattutto quando il matrimonio è di un tizio che ha due ferrari ed una casa stile “Scarface”. Finalmente arriviamo, dopo un non lungo tragitto in auto, al luogo di scatto dove perdiamo almeno un’ora e mezza (anche a noi piace abbandonare in materia fotografica). Una cosa che mi ha colpito, forse per la felicità del giorno, la bontà, la generosità dello sposo nell’elargire soldi gratuitamente a sconosciuti fermi in mezzo alla strada e che non conosceva fino a che non è capitato poi anche a noi ma la cifra del suo “regalino” (che va oltre il compenso del lavoro svolto) non ve la comunicherò per privacy e per etica professionale, quindi non chiedetemela perchè mi mettereste in difficoltà. Ore 15:30 circa finalmente ci rechiamo al ristorante (ristorante si fa per dire, è un’offesa chiamarlo ristorante, con rispetto parlando, direi più un “Signorante”).

CAPITOLO VII – FINALMENTE SI MANGIA!

…… no….. cioè si, si mangia, ma è un altro buffet! Panorama stupendo, cibo perfetto, regalino perfetto, musica perfetta, catering perfetto….. ma quann s’ magn?! E’ vero il fotografo è lì per lavoro in PRIMIS non dimentichiamolo ma come in ogni cerimonia (se gli sposi desiderano il trattamento fotografico sino a fine festa), il fotografo è parte semi-invitante del matrimonio, è colui che lavora e nello stesso tempo ha un tavolo in sala ospiti, ovviamente con l’ansia di dover cibarsi delle portata in tempi record cosa che stai scattando foto mentre ti senti ancora il risotto fermo in gola! Ma questo è un appunto che molti dei miei colleghi sanno già.

CAPITOLO VIII – IN VINO VERITAS

Dal titolo si evince il tutto. Arrivati verso le 18, ovvero alla seconda portata di primo (se tutto va bene) e alla ragazza che ti avrà versato il vino una dozzina di volta (almeno) cominciamo ad assistere a delle scene pietose. Il migliore amico dello sposo, magari anche una persona timida fino ad ora, che diventa improvvisamente schiavo di un demone vissuto negli anni ’70, comincia a diventare l’animatore della festa, portandosi a ballare tutte le donne e damigelle presenti:

Fotografo matrimonialista

una persona del genere sotto un certo punto di vista va ammirata, capita ma soprattutto fotografata. Quindi di li a poco il fascino, apparentemente “aristocratico” nelle apparenze (ma non tanto nei modi) va via via scemando alleggerendo così il carico di tensione accumulata dallo staff fotografico.

CAPITOLO IX – ULTIME ENERGIE

La festa giunge al termine con le consuete fotografie attorno agli sposi e dopo il taglio della torta nuziale; ah ovviamente non mancava la tavolata di 15 metri almeno di dolci e altra roba tipica. Ultimi scatti, di cui alcuni nostri con lo staff dei musicisti, davvero bravissimi e di esperienza. Rismontiamo per l’ennesima volta tutto il set fotografico con apparecchiature annesse e carichiamo tutto in auto. Corrono le ore 22:00 circa, si ritorna a casa stanchissimi ma con i più vivi ringraziamenti e complimenti da parte le famiglie e per noi non c’è soddisfazione più grande nel vedere le famiglie del SUD felici per il lavoro fotografico svolto.

Questa è una giornata tipica (la mia) di un fotografo del SUD Italia durante un reportage matrimonialista. Di certo i gusti cambiano di famiglia in famiglia, ma la base, qui da noi, più o meno è uguale per tutti. Una cosa pro che ho riscontrato è quella di non aver trovato il fotografo amatore, ringrazio dio alla fine di ogni cerimonia e prego sempre all’inizio di un lavoro di non trovarne mai. Spero vi sia piaciuto il mio resoconto stile Quentin Tarantino. Se avete qualcosa da aggiungere, domande, dubbi o qualsiasi cosa sono a vostra disposizione.

Francesco Avezzano

Classe '85, appassionato di softair, programmazione web dalla maggiore età e di fotografia, in particolare reportage e sportiva, ma soprattutto Nikonista! Con il passare degli anni anche il ritratto, il giocare con luce diventano parti fondamentali nella sua strada fotografica. Video maker e youtuber.

  • Ciao Francesco!
    Grazie per questa testimonianza “made in sud”; sono anche io una fotografa matrimonialista e vado sempre a caccia di racconti di altri colleghi. Il tuo mi ha lasciata a bocca aperta, soprattutto per la mole di lavoro che hai affrontato! E poi… i flash montati sull’altare!!! Qui non si usa assolutamente, anzi, e i fotografi devono essere il più invisibili possibile.
    C’è una discreta tolleranza da parte dei preti, nonostante tutto 🙂
    Chissà che foto!

    • Ciao Gloria, al sud purtroppo e per fortuna i matrimonio sono in linea di massima così ma allo stesso modo la mole di scatti è notevole, parliamo di almeno, ALMENO 10/12k di foto per una giornata così e non è un matrimonio dei più lussuosi, quindi per particolari condizioni si arriva anche a 20/25k di foto, di conseguenza il compenso chiesto è altrettanto notevole, magari in privato ti dirò la cifra orientativa 😉
      Per quanto riguarda le foto, sono foto di reportage e ritratti, si fanno felice le persone che ci hanno chiamati a presidente da tutto, perché infondo penso che una delle cose più importanti è rendere felice gli sposi ma soprattutto i genitori degli sposi che cacciano i piccioli :-). Quando sono andato al matrimonio di un mio cugino ad Ancona ho avvertito una sostanziale differenza, soprattutto nella freddezza del fotografo e nel suo poco essere avventuriero e “pazzo”. Un buon lavoro è direttamente proporzionale alla tenacia, al coraggio e anche un po’ all’invadenza del fotografo, ovviamente sempre con rispetto ed educazione questo è chiaro.