Recensione della graphic novel “Blankets” di Craig Thompson

La nostra recensione sulla graphic novel “Blankets” di Craig Thompson, edita dalla Rizzoli Lizard

La Rizzoli Lizard ripropone, in un formato da collezione, una magnifica opera classica del panorama fumettistico internazionale. Si tratta della graphic novel “Blankets” realizzata nel 2003 dall’artista statunitense Craig Thompson che è valsa all’autore diversi e importanti premi di riconoscimento.

Un romanzo di formazione autobiografico

Questo libro a fumetti può essere ritenuto un romanzo di formazione autobiografico o un monumento alla vita quotidiana, come lo ha definito qualcuno, in quanto nel volume vengono raccontate molte delle esperienze personali dell’autore, dall’infanzia, passando per l’adolescenza fino all’età adulta.

Se consideriamo che l’opera è stata sviluppata da un Craig ventisettenne ci rendiamo conto che numerose ferite o emozioni lasciate da quelle vicissitudini impregnavano, al momento della realizzazione, ancora sostanzialmente l’animo dell’artista che infatti è riuscito a trasmetterle con freschezza, enfasi e trasporto senza che tali sentimenti siano stati offuscati o rielaborati dal peso degli anni.

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Blankets è un’opera intensa, magistralmente narrata. Un racconto tangibile e di grande sensibilità di quelle esperienze che ci segnano, ci derubano o ci arricchiscono, rendendoci le persone che siamo. Thompson affronta vari temi come la famiglia, la fede, il rapporto fraterno, il primo amore, l’amicizia, la ricerca di se stessi e lo fa in modo realistico e appassionato con l’uso bilanciato di un linguaggio maturo, riflessivo e i significativi silenzi che tanto si percepiscono lungo la storia come un eco nostalgica.

L’infanzia tra misticismo e realtà

Il protagonista della storia, ossia l’autore stesso, trascorre la propria infanzia in una comunità agricola del Wisconsin. Fin dalle prime pagine si avverte, da parte del piccolo Craig, un bisogno di fuggire ed estraniarsi da quelle che sono le inclemenze di una realtà opprimente.

La famiglia, in primo luogo, che impartisce a lui e al fratellino Phil, un’educazione rigida seguendo in modo inflessibile i dettami della religione cattolica. La figura di Dio, riverita con timore e soggezione quanto quella del padre, severo e distante. Altro motivo di frustrazione sono i rapporti con i coetanei, soprattutto nell’ambiente scolastico, dove il ragazzino diviene continuamente oggetto di soprusi e scherno da parte di un gruppo di bulli.

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L’unico modo di evadere da queste situazioni che gli creano ansia e sofferenza sta nella fantasia. La fuga di Craig è per lo più solitaria e si compie attraverso i soli mezzi a sua disposizione, l’immaginazione e il disegno. A volte complice di queste fantasticherie è Phil. Durante il giorno i due fratellini si avventurano nella vasta campagna alla scoperta di luoghi segreti, mentre di notte, costretti a dividere lo stesso letto, bisticciano o sognano mirabolanti naufragi e peripezie di ogni sorta.

Del loro rapporto mi ha colpito la riflessione dell’autore sul proprio ruolo di fratello maggiore e di come egli senta di aver adempito a questo compito in modo pessimo. Ho trovato tale passaggio molto commovente, raccontato con la stessa nota matura e autocritica che accompagna le vicende dell’adolescenza e dell’età adulta.

Il primo amore: un candido fiore nella neve

Trascorrono alcuni anni e durante un campo invernale per ragazzi organizzato dalla parrocchia al quale egli partecipa controvoglia, remore delle esperienze passate, Craig conosce Raina, una ragazza del Michigan, che come lui si sente un po’ fuori posto. L’affinità tra i due è correa della nascita di un sentimento delicato e fragile che man mano sboccia come un candido fiore nella neve. Inizialmente, a causa della distanza, i ragazzi portano avanti un semplice rapporto epistolare fatto comunque di tenere attese e aspettative, fino a quando Craig va a farle visita e trascorre presso la casa di Raina un paio di settimane. Qui il giovane si confronta con la difficile situazione familiare di lei e il legame tra i due matura in un crescendo di poesia e dolcezza.

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Nel racconto, il tema del primo amore è affrontato in modo davvero autentico ed è di fatto il punto centrale del romanzo. Ogni emozione è vissuta pienamente, la paura, la curiosità, il disagio, il desiderio sono concepiti come strumenti di un’orchestra che vibrano all’unisono. Trascorsi 15 giorni i due ragazzi si salutano consapevoli che potrebbe trattarsi di un addio. Craig se ne torna a casa col dolce ricordo dei momenti vissuti assieme a Raina e con una coperta che la ragazza ha cucito appositamente per lui.

Una pagina bianca

Su tutta la storia aleggia il costante dilemma della fede. In ogni parte dell’opera sembra svolgersi un intimo dialogo tra il protagonista e Dio, quasi la ricerca spasmodica di una guida interiore che illumini il difficile, impervio e faticoso cammino fino a quando, nell’ultimo capitolo, ogni certezza o dubbio sembrano sgretolarsi e Craig opera un taglio definitivo con il passato, deciso a scrivere autonomamente, senza intermediari,  il proprio destino. Egli ormai ventenne si allontana dalla famiglia con la quale si riunisce solo in occasione delle feste o di eventi particolari come il matrimonio del fratello.

La scena conclusiva col manto di candida neve, simile a una pagina bianca, sul quale Craig cammina di primo mattino lasciando un segno del proprio passaggio, è la metafora della sua crescita, del suo ingresso nell’età adulta, del desiderio di tracciare una mappa dei suoi movimenti, anche se solo per poco.

La grafica

Lo stile grafico di Thompson è un’altra componente sostanziale della riuscita dell’opera. Attraverso una linea incisiva e a tratti spigolosa ma sempre elegante egli riesce a esprimere diversi stati d’animo, a trasmettere gioia, paura, angoscia e misticismo. Le atmosfere sono rese al meglio dall’uso consapevole dei bianchi e dei neri. I personaggi costruiti con cura, conferendo loro anche un carattere grafico.

Una parentesi sul titolo dell’opera

Il termine Blankets, tradotto letteralmente, significa coperte oppure in senso meno letterario ma più poetico, manto. Essendo cresciuto in una regione dalle abbondanti nevicate ho pensato che l’autore volesse dare al suo lavoro un titolo che richiamasse le distese innevate, candide e immacolate come fogli bianchi su cui la vita scrive e traccia un percorso. La coperta che gli viene donata da Raina è anche l’unica cosa del suo trascorso che lui non distrugge ma ripone nello stanzino, metafora del luogo dove restano e si depositano le esperienze del passato.

Conclusioni

Consiglio la lettura di questo romanzo a fumetti che regala belle emozioni e fa riflettere sul senso della vita.

Pubblicato in Italia per la prima volta dalla Coconino Press nel 2004, oggi viene riproposto dalla Rizzoli Lizard in una pregiata edizione integrale di quasi 600 pagine al prezzo di 29 euro.

Voto: 8,5

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