BEST OF 2013: uno sguardo a The Last of Us

 THE LAST OF US

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 Oggi, purtroppo, ancora non si considera quasi mai il videogioco come  mezzo di comunicazione, lo si ritiene spesso una perdita di tempo o un istigatore all’aggressività. Non ci si rende conto che, al pari di un film, un videogioco può anche raccontare una storia, con il vantaggio che è possibile viverla da protagonisti piuttosto che da spettatori.

  Certo a giochi diversi corrispondono finalità e pubblico differenti, ma  ogni tanto, tra calci tirati ad un pallone, corse clandestine e donnine poco vestite che se le danno come fabbri, esce dal calderone qualcosa di diverso.

E’ questo il caso dell’ultimo e pluripremiato titolo dei ragazzi di Naughty Dog,  The Last Of Us.

Eletto gioco dell’anno dal 90% delle testate videoludiche, TLOU è stato capace di appassionare praticamente ogni possessore di Ps3, e anzi di convincere chi non ne aveva una a comprarla, tipo il sottoscritto. E perché?(ci si potrebbe domandare)… Beh, la cosa curiosa è che la risposta completa a questa domanda la conoscerete solo quando finirete il gioco.

 

Graficamente sbalorditivo se si pensa che gira su una macchina di 7 anni fa, The Last Of us ci catapulta in un mondo post-apocalittico in cui una sorta di epidemia “zombie” sta decimando la popolazione umana che resiste ormai a stento, barricandosi in zone sicure e presidiate. Le città sono decadute, le strade deserte, molte zone sono oramai occupate dai contagiati.

 

Trama: alcuni cenni

the-last-of-us-10Iniziamo il gioco nei panni di una bambina, Sara, che svegliandosi una notte nota l’assenza del padre che poco dopo rientra in casa  sporco di sangue e armato, inseguito dallo zio della bambina oramai contagiato. Superato il prologo, di cui non vi dico altro, ci ritroviamo venti anni dopo nei panni di Joel, contrabbandiere d’armi in un mondo ormai infestato, nel quale poche comunità umane sono sopravvissute, dove la regola principale è cercare di non morire, a tutti i costi. E Joel non è da meno, è uno che vende merci per sopravvivere.

C’è anche chi, però, tenta di trovare la cura a questo “fungo” che si è impadronito dell’uomo. E’ il caso dell’organizzazione delle “Luci” di cui molto presto sentiremo parlare perché ne incontreremo il capo dopo un’oretta di gioco. Joel e Tessa (compagna in affari del protagonista) verranno infatti incaricati di portare Ellie, una ragazzina di 14 anni, al quartier generale delle Luci in quanto immune al contagio. In cambio, ovviamente, di un bel carico d’armi.

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Da qui la trama si dipana da sola, in un susseguirsi di vicende mai banali o scontate, che vedono Joel ed Ellie, inizialmente distaccati, avvicinarsi sempre di più in un rapporto che ricorda quello tra un padre ed una figlia, in mezzo a un mondo egoista e grigio. Lo stampo delle cut-scene e dei dialoghi è cinematografico, ogni inquadratura è perfetta e la sensazione che si ha è quella tipica del volere andare avanti per sapere come va a finire, sperando contemporaneamente che la storia non finisca davvero mai. L’empatia che si verrà a creare tra voi e i protagonisti metterà ben presto in secondo piano tutto il resto, che farà solamente da contorno ad una delle storie più emozionali presenti nella storia dei VG.

 

Si ma..il gameplay??

Ora, in che modo Naughty Dog ha unito una storia così stupefacente al concetto di “gioco interattivo”?

Con lo stealth, ma è ovvio!

Beh tanto ovvio non è, perché creare un gameplay all’altezza della narrazione non era di certo compito facile.

TLOU-1050x697 The last of us è un survival horror con elementi stealth, quali uccisioni silenziose e fasi di “nascondino” col nemico. Joel avrà sulle spalle uno zaino con dei medicinali, trappole, coltelli, medikit e via dicendo, senza contare ovviamente armi da fuoco e strumenti per la difesa corpo a corpo. Le ambientazioni sono spesso studiate per dare al giocatore opportunità diverse per liberarsi del nemico, senza però rendere il compito troppo facile. Giocato a difficile, il gioco presenta una IA abbastanza sveglia che renderà impegnativo il passare inosservati lungo i livelli, inducendo lentamente chi gioca a ragionare conservando proiettili e a studiare la mossa successiva per più di 10 secondi, ponderando ogni alternativa possibile. Joel dovrà fare poco rumore, gli infetti hanno sensi acuti. Dovrà esplorare per raccogliere proiettili, dovrà pensare prima di strangolare un nemico alle spalle, in quanto l’operazione richiede 4-5 secondi  durante i quali non si può agire. E credetemi, lo zombie guastafeste di turno è sempre dietro l’angolo. Joel può ovviamente combattere anche fuori dalla furtività, prendendo a bastonate e a fucilate tutto ciò che si muove. Lui, tuttavia, non è il rambo della situazione. Non ha caricatori da 800 colpi, le sue armi corpo a corpo si rompono, i suoi coltelli si spezzano, i suoi medikit terminano. Sarà possibile ricreare tutti questi oggetti trovando materiali nel gioco, ma il maledetto alcol per creare i medikit, o la lama per creare il coltello mancheranno proprio nel momento del bisogno se non si ragiona un minimo su come sfruttare le proprie risorse.

Un altro elemento tattico è l’udito. Joel può infatti concentrarsi per sentire meglio cosa succede nelle vicinanze, che tradotto in gameplay significa poter rilevare la posizione dei nemici vicini per coglierli di sorpresa. Quest’arma in più può essere disattivata dal menù, per i puristi del genere. Credetemi però, aiuta, ma non più di tanto.

Tutta l’azione è permeata a volte da una certa cruenza nelle situazioni. Sentirete come la violenza sia giustificata dal bisogno di sopravvivere in condizioni estreme, e anche questo è stato uno degli aspetti più riusciti del gioco a livello di sensazioni.

Nemici

I tipi di nemici infetti sono solo tre, ma insieme creano la sfida furtiva definitiva, rendendo necessario ragionare per portare a termine i livelli:

I runner e le loro versioni potenziate, gli stalker, sono i tipici zombie pazzi. Pattugliano zone della mappa sbavando e facendo versi. Vi verranno incontro come rinoceronti non appena vi avvisteranno, quindi cercate di non farvi vedere. Sono eliminabili in poche mosse anche se vi scoprono, ma in massa diventano pericolosi.

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I Clicker. Ecco i clicker. I clicker sono i nemici più maledettamente antipatici del gioco. Sono privi della vista perché infetti da molto tempo, ma ci sentono meglio delle orecchie oblunghe di Fred e George. Infatti anche se Joel ed Ellie saranno accucciati, loro potranno sentirli da vicino il che li rende nemici abbastanza pericolosi. Possono essere uccisi solo con un coltello se si gioca furtivamente e in più vi stenderanno in un colpo solo qualora riescano ad avvicinarsi a voi.

I bloater invece sono i classici tank che si iniziano a colpire nell’adolescenza e che si riescono a uccidere solo nella vecchiaia. Grossi il doppio di Joel, vi tireranno delle spore anche da lunghe distanze se si accorgeranno di voi. Sono deboli al lanciafiamme, quindi conservatene le munizioni!

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Un bel Bloater. Bello vero?

 

Ah già, ci sono anche i nemici umani. Beh quelli fondamentalmente si comportano come voi, vanno in copertura e sparano. A volte sono dannatamente intelligenti soprattutto quando si tratta di pattugliare in gruppo le zone. Altre volte sono estremamente imbecilli, ma solo quando sono da soli.

Le armi di Joel vanno dalle classiche pistole ai fucili di diverso tipo fino ad arrivare all’arco, ideale per rimanere silenziosi ma che necessita di un po’ di perizia in più rispetto al fucile a pompa per essere usato. Ogni arma è potenziabile attraverso un menù accessibile tramite i banchi di lavoro presenti nel gioco.

Per quanto riguarda l’audio la maggior parte dell’esperienza  lascia il campo ai rumori ambientali, ed il tutto immerge ancora di più il giocatore all’interno del mondo di gioco.

 

CONCLUSIONI

3e6ced317aa7d3e1509165782301e77bThe Last Of Us è entrato nel cuore della gente grazie a una trama narrata magistralmente, matura ed estremamente umana e grazie ad un un gameplay appagante, eccellente e coinvolgente che non lascia spazio a giocate stile rambo  e che richiede un minimo di sale in zucca per essere padroneggiato per bene. L’azione è cruenta, ma il gioco lascia percepire che la violenza non è fine a se stessa, bensì è necessaria per sopravvivere in un mondo infernale in cui un uomo spara alle spalle del fratello pur di andare avanti.

Ellie e Joel vi rimarranno impressi probabilmente per sempre, non dimenticherete la loro storia tanto facilmente e non lo farà neanche chi, in futuro, vorrà creare qualcosa di simile.

The Last of Us è l’apice di questa generazione di videogiochi, e in un panorama in cui la Next-Gen ancora non convince del tutto, TLOU si presenta invece come una storia che tutti dovrebbero vivere, perché se capìta a fondo è forse la più bella che un videogioco abbia mai raccontato.

 

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The Last of Us raggiunge i 6 milioni di copie vendute

Alessandro Manoni

Messo davanti ad un' amiga 500 all'età di 6 anni e innamoratosi della sua prima Playstation, ha sviluppato una grande passione per i videogiochi, specialmente JRPG. Aspirante ingegnere e chitarrista in una Rock-Band, aspetta con ansia l'uscita del nuovo Final Fantasy dedicato a Lightning.