Best of 2013: Assassin’s Creed IV Black Flag

Assassin’s creed IV – Black Flag

Dopo un terzo capitolo valido, ma un po’ sottotono, Ubisoft ci riprova, stavolta nei Caraibi.

 

 

Partita su questa gen e apprezzata da gran parte del pubblico, la serie di Assassin’s Creed sbarca nei negozi col suo ultimo capitolo Cross-Gen, Black Flag.

Dopo una breve introduzione alla struttura dell’abstergo, luogo dove si creano sistemi d’intrattenimento basati sui ricordi delle persone e dei loro antenati,  ci ritroviamo nei panni di un nuovo assunto dalla società, incaricato, guarda caso, di “testare” il nuovo animus con i ricordi di Desmond Miles, protagonista presente dei precedenti AC.AC4-Black-Flag-16 Prenderemo quindi le redini della storia di Edward Kenway, nonno di Connor e pirata, immediatamente prima di un naufragio causato dallo scontro con un’altra nave. La sorte vuole che Duncan Walpole, assassino in viaggio verso l’Avana, sia proprio sull’imbarcazione avversaria.

Dopo essersi reso conto che forse Walpole stava per portare a termine un grosso “affare” con dei pezzi grossi della città, Edward, da bravo pirata, decide bene di rubarne l’identità e i vestiti per recarsi di persona allo scambio.

Purtroppo non sa che si ritroverà immischiato nell’eterno conflitto tra assassini e templari, e toccherà a noi guidarlo nella sua avventura.

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Partiamo dicendo che Ubisoft ha stavolta raffinato la narrazione relativa alla persona del protagonista, rivelando pian piano dei suoi retroscena che permettono di avere una visione di insieme sulla sua personalità. Caratteristica, questa, che nel terzo capitolo avevo effettivamente ritenuto incompleta ma che nel quarto trova il suo spazio. Simpatico quanto estremamente abile, Edward raduna ben presto una nuova ciurma e una nuova nave, la Jackdaw.

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Equipaggiato con due spade, le classiche lame nascoste, pistole e altre armi che pian piano troverà, il pirata possiede praticamente le stesse abilità che furono di Altair, Ezio e Connor. Può arrampicarsi rapidamente su edifici e scogliere, eseguire assassinii silenziosi, usare l’occhio dell’aquila. Il gioco non ci mette nei panni di un inesperto aspirante assassino, ma di un individuo già capace e letale. Le sezioni a terra, infatti, ripropongono l’ormai rodatissimo gameplay della serie, con segreti sparsi per la città, missioni secondarie come contratti di assassinio e punti di sincronizzazione dai quali sbloccare sezioni della mappa di gioco precedentemente coperte dalla classica “nebbia di guerra”. Le città sono stupende, cosi come le isole e le fortezze del mare dei Caraibi. I ragazzi di Ubisoft hanno fatto davvero un bel lavoro col mondo di gioco, lo hanno reso credibile nelle strutture, negli abitanti e nell’atmofera in generale, come sempre sono riusciti a fare anche nei precedenti capitoli. Si aggiungono qui condizioni atmosferiche molto variabili secondo il clima locale, che nel contesto piratesco e navale aumentano parecchio l’immersione nel mondo di gioco. Per chi ama la vita da furfante dei mari solcare le onde con la propria fregata sarà un sogno. Recuperare naufraghi in acqua, abbordare e saccheggiare navi nemiche, trovare mappe del tesoro in bottiglie di vetro abbandonate su lidi in mezzo al nulla. La vita da pirata è riprodotta molto bene in questo quarto capitolo, insomma, complice anche un motore fisico estremamente realistico usato per la riproduzione del mare e delle condizioni atmosferiche avverse. Se la qualità delle città, delle animazioni e del feeling JackSparrowiano è quindi eccellente, purtroppo permane il tarlo della IA estremamente deficitaria, con guardie che potranno essere spesso trollate alla grandissima.

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Nel gameplay a terra, infatti, Edward sarà in grado di sbarazzarsi senza troppe difficoltà di plotoni di guardie nemiche, secondo il navigato sistema di combattimento che la serie presenta dal primo capitolo. Entrare in conflitto diretto spingerà immediatamente le guardie ad avvicinarsi e a dare l’allarme. Il gioco propone a questo punto anche un meccanismo di fuga, secondo cui nascondendoci in zone predisposte gli inseguitori rinunceranno dopo poco a cercarci, senza mai sforzarsi veramente troppo. Personalmente ho ritenuto spesso più veloce sterminare tutte le guardie nei dintorni, anche grazie alle combo semi-automatiche e letali eseguibili con la semplice pressione del tasto quadrato e della levetta analogica sinistra. Ci sono ovviamente diversi tipi di nemici, alcuni immuni alle combo anche, ma di fatto basterà rompere la loro guardia o parare un loro attacco col giusto tempismo per sbarazzarci rapidamente anche di loro. C’è da dire però che se anche non è troppo impegnativo, il sistema di combattimento rimane comunque molto scenico e spettacolare grazie alle incredibili abilità di spadaccino e combattente di Edward.

 

La storia cambia decisamente nel gameplay in mare.

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Da buon capitano che si rispetti dovremo reclutare una ciurma e guidare il nostro veliero in mare aperto per cercare di saccheggiare tutto il saccheggiabile o per esplorare isole sperdute, magari alla ricerca di qualche bel tesoro in attesa di essere dissotterrato.

I comandi della nave risultano abbastanza intuitivi ma assolutamente non semplicistici o banali. Dosando tre livelli di velocità dovremo adattarci al vento e cercare di evitare situazioni spiacevoli come la navigazione controvento o l’impatto con qualche scoglio. La Jackdaw è armata di due serie di cannoni ai lati, cannoni rotanti, barili esplosivi e palle incatenate, senza dimenticare il mortaio che in più di una occasione potrebbe salvarvi la vita (chi ha detto navi leggendarie?). Dopo aver scorrazzato e fatto danni, probabilmente delle navi dalle vele rosse tenteranno di affondarvi. Si tratta di cacciatori di pirati, sopraggiunti perché avete fatto troppo casino per i caraibi.  Naturalmente le loro imbarcazioni saranno tranquillamente abbordabili come tutte le altre, quindi appena le vedete sotto con le bordate e affonderete anche loro.

Il gioco permette, una volta ridotta male la nave avversaria, di avvicinarla e abbordarla in pieno stile pirata, con il vostro equipaggio che inizierà ad agganciarla e a invaderla in poco tempo. Dopo aver ucciso un tot di membri della ciurma nemica e aver completato altre piccole missioni, come ad esempio tagliare via la bandiera, la nave sarà vostra e potrete decidere di donarla alla flotta Kenway, di riparare la Jackdaw con il suo legno oppure di diminuire la vostra notorietà in mare.

Gi scorci offerti dal gioco durante la navigazione sono incredibili, con un dettaglio globale eccellente. Il mare, gestito da un motore fisico appositamente creato, sembra vero e può reagire realisticamente a vento e tempeste, creando ad esempio onde anomale.

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Oltre ad accampamenti sparsi per il mondo, stavolta Ubisoft ha voluto inserire, per valorizzare l’esperienza in mare, delle roccaforti sparse nella mappa. Conquistandole a suon di cannoni, la frazione di mappa intorno a loro si sbloccherà, rivelando tutte le location e i segreti precedentemente nascosti.

 L’esperienza piratesca è quindi una grossa parte del gioco, e per tale ragione deve essere apprezzata se si vuole godere appieno di tutto Black Flag. Chi si aspetta un AC sulla falsa riga del due sappia che metà delle ore di gioco verranno trascorse proprio sulla nave, oppure nei fondali del mar dei Caraibi alla ricerca di qualche bottino perduto. Acquirente avvisato, mezzo salvato. Non mancano, tra l’altro, ostici combattimenti in mare contro quattro navi leggendarie che, credetemi, vi daranno filo da torcere anche con la Jackdaw potenziata al massimo.

Per chi abbia paura che il gioco sia lontano dalla trama originaria, sappia che in Black Flag la trama principale riesce a fondere perfettamente la storia di assassini e templari con quella della vita pirata, quindi tranquilli perché di Assassin’s Creed non c’è solo il nome in questo quarto capitolo.

 

Conclusioni

L’ultimo capitolo della celebre serie Ubisoft sbarca nei caraibi e lo fa col botto. Con un’esperienza in stile free-roaming a sfondo piratesco che raggiunge finalmente una buona varietà nel gameplay, Assassin’s Creed Black Flag si propone probabilmente come il miglior capitolo della serie.

Nonostante i difetti storici della serie legati all’IA a terra siano ancora presenti, lo spirito del gioco rimane intatto e anzi si amplia grazie all’aggiunta di una componente in mare estremamente vasta che diventa colonna portante del gameplay.

 

Di cose da fare ce ne sono veramente tantissime, tra missioni secondarie, collezionabili, conquista di roccaforti, abbordaggi di navi, caccia alle balene, esplorazione sottomarina, inalberamenti dovuti alle navi leggendarie, esplorazione di isole deserte e ricerca di tesori, avrete da fare per un gran quantitativo di ore nel mare dei Caraibi.

Insomma, Edward vi aspetta sulla Jackdaw. Se non siete ancora nella ciurma, che state aspettando?

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Alessandro Manoni

Messo davanti ad un' amiga 500 all'età di 6 anni e innamoratosi della sua prima Playstation, ha sviluppato una grande passione per i videogiochi, specialmente JRPG. Aspirante ingegnere e chitarrista in una Rock-Band, aspetta con ansia l'uscita del nuovo Final Fantasy dedicato a Lightning.