Arslan Senki – Recensione Anime Episodio 1

Informazioni generali

Arslan Senki è un anime del 2015 diretto da Noriyuki Abe e ispirato alle omonime light novel di Yoshiki Tanaka. In realtà, questa serie si basa in modo più diretto sull’adattamento manga della mangaka Arakawa Hiromu, conosciuta anche per il suo celebre Fullmetal Alchemist.

Spinto dalla voglia di recensire, puntata per puntata, un anime di cui non avessi mai sentito parlare, mi sono imbattuto in Arslan Senki. Dopo una rapida lettura della trama, mi sono tuffato nel primo episodio… mh.

Devo dire che la prima puntata di questa serie non mi ha detto granché. Ovviamente non giudicherò l’intero anime dal primo episodio, fossi matto, però posso affermare con sincerità che quello di Arslan Senki non è l’inizio più interessante che abbia mai visto. Mi è sembrato poco credibile in alcune scene e “sporcato” da alcuni cliché alla “film d’azione” che francamente hanno rotto le nespole. Nonostante ciò, non mancano buoni spunti a livello di trama, che sicuramente si evolveranno già dai prossimi episodi (sicuramente…), e momenti interessanti di cui parleremo in questa recensione.

Nota bene: non si tratta di una vera e propria recensione. Per questa volta ripercorrerò l’intera puntata, soffermandomi su alcuni momenti e commentando i vari aspetti dell’anime che mi hanno colpito. Dal secondo episodio, scriverò una recensione vera e propria.

Ep. 1 – La Gloria di Ecbatana

Il primo episodio si apre con una battaglia tra due fazioni contrapposte, con soldati così vari in termini di tratti somatici da poter competere con i persiani in green screen di 300 (non che mi aspettassi diversamente, ovvio). Al comando delle truppe dei Pars, che scopriremo essere un popolo ispirato a una sorta di Persia medievale, vi è il Re Andragoras, monarca munito di sopracciglia perennemente inarcate, nonché snobbatore di primogeniti, come scopriremo avanti nella puntata. Dopo aver seguito il volo di uno dei falchi di Birdemic, ci vengono presentati Arslan, il giovane principe di Pars, e il Generale Supremo Vahriz, la versione calva del nonno di Heidi. Dopo il quotidiano pestaggio dell’erede al trono, veniamo introdotti anche alla regina del regno, Tahamenay, che scopriamo essere divertente quanto un pugno sul volto. Anche lei, come farà Re Andragoras III poco dopo, s’impegna a liquidare il figlio quando questo prova ad intavolare una conversazione.

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Tornati all’esterno, ecco che nel cielo intravediamo altri due falchi scappati dal set di Birdemic: Azrael Soroush. Ho apprezzato il fatto che Arslan, prima di far appollaiare uno dei due volatili sul suo braccio, si arrotoli la manica a mo’ di protezione, in modo da evitare di essere dilaniato dagli speroni del pennuto, evitando la fine prematura della serie. Sottigliezze come questa denotano una cura per i dettagli che non può non essere apprezzata. Ed ecco che da una mattonella sbuca il Capitano della Cavalleria Kishward. Tutti questi personaggi nel giro di cinque minuti… sembra di leggere i Malavoglia. L’ufficiale comunica al principe la vittoria dell’armata dei Pars contro quella dei Lusitani e l’imminente ritorno del re.

La parata all’entrata della città funge anche da espediente per la presentazione di altri personaggi, tra cui un Capitano della Cavalleria, Kharlan e un ubriacone chiamato Kubard. Inoltre, ascoltando le chiacchiere di alcuni bambini, apprendiamo che il Re Andragoras III ha abbattuto un leone all’età di tredici anni. Io a tredici anni al massimo abbattevo le mosche. Continuando ad origliare i discorsi del popolo, capiamo che i prigionieri di guerra che accompagnano l’esercito del re, i Lusitani, combattono in nome della loro religione, il Culto di Yaldabaoth, e s’impegnano ad uccidere i loro avversari in quanto eretici. A quanto pare, mandano in battaglia anche i bambini.

Dopo aver snobbato il povero Arslan, provocandogli un forte trauma, nonché una epocale figura di merda, il Re Andragoras III si dilegua.

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Ed ecco che entriamo nel vivo dell’episodio. Il principe si avventura nei quartieri bassi della città (con una sola guardia) per parlare con i prigionieri di guerra, venendo inevitabilmente preso in ostaggio da un bambino. Così, il giovane schiavo trascina per la città il principe, senza che nessuno del popolo faccia nulla per fermarlo. In compenso le guardie, allarmate, avvertono dell’accaduto Daryun, un altro Capitano della Cavalleria, e iniziano ad inseguire il ragazzo. Tuttavia a Pars, da quanto ho capito, delle guardie adulte non riescono a correre ad una velocità sufficiente per acciuffare un bambino che ha combattuto una battaglia, ha attraversato un deserto a piedi (presumibilmente senza cibo né acqua), è appena stato malmenato da un mercante di schiavi e si trascina dietro un peso morto di circa 40kg. Io rivedrei i piani d’addestramento.

Ad ogni modo, dopo paio di scene in cui la popolazione continua ad ignorare il principe e il bambino che lo trascina per la città e le guardie continuano a correre al rallentatore, la Natura si muove per salvare Arslan e una giraffa riesce a liberarlo dalla presa titanica del prigioniero. Purtroppo, però, il caro protagonista è troppo buono (leggi “stupido”) e salva il nemico da una caduta di circa cinque metri, consentendogli di riprenderlo in ostaggio e continuare la pazza corsa.

Ben presto, la “pazza corsa” sopracitata si trasforma in una visita guidata della città. Per rendersi ancora più visibili, i due salgono sul tetto di un edificio e, dopo aver ammirato degli schiavi al lavoro, viene introdotto il tema politico dell’anime. Urlando, il biondino criminale afferma di sostenere un modello di società orizzontale, come il suo dio suggerisce, mentre Arslan gli chiede di sottomettersi a quello verticale dei Pars. Devo ammettere che, sebbene il tema sia interessante, a questo punto stavo pregando per vedere una freccia piombare dall’alto, perforando il cranio del prigioniero e del principe contemporaneamente. Ma io dico, c’è una città che t’insegue e tu te ne stai sul tetto di un edificio ad urlare? Devi morire nel giro di 3 secondi. Il tempo d’incoccare la freccia, guarda.

Dopo l’epifania di Arslan alle parole “Tutti gli uomini sono uguali!” del giovane di Lusitania, l’inseguimento ricomincia. Donerei un polmone pur di veder morire il biondo dai superpoteri, che corre per le scale della città facendo la predica al principe senza nemmeno avere il fiatone. Vi faccio notare che nell’anime l’inseguimento è iniziato col sole alto nel cielo… adesso la primordiale sfera di fuoco sta tramontando, proprio come la mia pazienza.

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Stacco. Rientriamo nel palazzo reale. Il Re Andragoras III porta una carrellata di regali alla moglie Tahamenay. Lei li ignora e lo ignora. Perdonatemi se mi permetto di giudicare, ma che famiglia di merda!

Finalmente Daryun dalla folta chioma accorre. Il fuggitivo è alle strette. Si trova sulle mura della città, alle spalle ha uno strapiombo e le vie di fuga sono bloccate da guardie. Voglio vedere il sangue scorrere e… e… e invece no. Il biondo e l’albino si lanciano di sotto con un salto di circa sei metri in lunghezza e atterrano nell’acqua. Il prigioniero ruba un cavallo e inizia a galoppare verso l’orizzonte, Daryun si affaccia dalle mura brandendo un arco, Arslan gli intima di fermarsi, il povero ufficiale, distratto, manca il bersaglio e il fuggitivo se ne va.

Un elemento interessante di questa scena è il gioco di prospettiva in slow motion tra la freccia e il bersaglio, che fino all’ultimo istante sembra stia per essere colpito. Ho apprezzato anche i disegni e l’uso dei colori e delle luci in queste sequenze, che ricordano quelli di Fullmetal Alchemist.

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L’episodio si conclude con una mirabile gufata da parte di Arslan, il quale sostiene la solidità del regno di suo padre, smentita nel giro di tre secondi dal narratore che ci avvisa della sua imminente disfatta.

Cosa dire, dunque, di questa puntata? Come ho affermato in precedenza, non si tratta di uno degli inizi migliori che abbia mai visto. Ci sono elementi piuttosto inverosimili, come la fuga per mezza giornata del bambino e le sue azioni degne di uno stuntman professionista, nonché cliché come quello del salto dalle mura. Nonostante ciò, l’anime mostra una certa cura per i dettagli, sia grafici che a livello di trama, e ci lascia con una serie di questioni da sviluppare piuttosto interessanti, come il perché della situazione familiare disastrata di Arslan, la contrapposizione tra società verticale e orizzontale dei due regni, la contraddizione tra l’uguaglianza sostenuta dai lusitani e il loro impegno nell’eliminare gli eretici, il motivo dei capelli bianchi del protagonista. Vi sono, inoltre, molti personaggi intriganti da approfondire, tra cui Daryun, che sembra l’unico disposto a credere nelle capacità del futuro re.

In fin dei conti, si tratta di un anime con una trama promettente e continuerò volentieri a seguirlo nonostante i difetti notati, recensendo i vari episodi.

Ricordatevi di commentare e farci sapere cosa ne pensate di questo primo episodio!

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Perché…?
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P…perché?

 

 

Claudio Montani

Studia Lingue e Civiltà Orientali alla Sapienza di Roma. Sommelier di meme che nel tempo libero pratica powerlifting e tenta di far aderire il suo equilibrio psicologico all'immagine di una placida campagna primaverile.